il titolo dice tutto quindi...
Arthur Serpis ©2000-2006 by Daniele "tarlo" Tarlazzi
OcculTARLO, DepisTARLO, BoicotTARLO, ScarTARLO, InvenTarlo, AgiTarlo ma non mescolarlo... ovvero quasi quotidiano di varie amenità, storie, vignette, momenti di vita, pensieri e parole di un "Tarlo" qualunque
il titolo dice tutto quindi...
Arthur Serpis ©2000-2006 by Daniele "tarlo" Tarlazzi
Ok, smetto di fare il "duro" ed ammetto che a volte son sensibile alla poesia; mi affascinano rime, versi e prosa. In poche righe vengono sintetizzati sentimenti, passioni, amori, vita, morte risate e drammi. Come si può non restare incantati da un arte così complessa e difficile? Ogni essere umano, nel profondo del suo animo, in fondo è un po' poeta. Chi non ha mai scritto una poesia per la propria amata o per chi ne fa le veci? Tutti lo abbiamo fatto... io compreso. Così è nata quest'ode alla bistecca...
Ode alla bistecca
"Mi scusi l'ardire
e se non trovo le parole
di mostrarle l'ardore
che questo caldo rubò
Mi scusi lo sguardo
e perdoni se ardo
di calor estivo
squagliandomi vivo.
In questo momento
sento un fermento
o forse è appetito
...mi sento smarrito:
Ora ho mangiato e mi sono pentito."
"PoeTarlo"
Tanto tempo fa arrivarono in Italia i primissimi cartoni animati giapponesi; come dimenticare il Grande Mazinga, Goldrake, Mazinga Z... erano tempi eroici e la televisione, forse, non ci aveva ancora bruciato il cervello.
Negli episodi di Mazinga c'era un buffo comprimario si chiamava "Boss". Chi di voi non ha mai visto questi cartoni animati sappia che fu anche merito di Boss e del suo "Boss robot" se Mazinga vinse il male.
Bene qualcuno afferma che ci siano somiglianze tra il sottoscritto e "Boss"... Naturalmente sono tutte illazioni prive di qualsiasi fondamento!
Scherzi a parte: desidero ringraziare di cuore l'amico "Ronzello" (se non ricordate il suo post in queste pagine, cliccate sul suo nickname) un modellista davvero unico che mi ha omaggiato con questo preziosissimo modellino. E' davvero stata una sorpresa che mi ha commosso e della quale andrò sempre fiero!
Tarlo
Non sono uno scrittore, non lo sono mai stato e probabilmente mai lo sarò, ma devo ammettere che la voglia di inventare storie per racconti , o per fumetti, è sempre stata abbastanza forte.
Il problema per un autore come me, credo sia la discontinuità: infatti,incontro numerose difficoltà a trovare l’ idea giusta da “buttare” su carta.
Qualche tempo fa provai a scrivere anche alcuni articoli per un giornale di provincia, ma viste le corse per consegnare il pezzo in tempo utile per la stampa,decisi per un “temporaneo” stop.
Un giorno però alcuni amici decisero di organizzare un piccolo concorso di narrativa ed io, trovando il progetto alquanto divertente, provai a parteciparvi.
Il primo anno tutto andò per il meglio, poi avvenne il “dramma”.
Gli organizzatori, visto il successo del sopracitato concorso, decisero di organizzarne una seconda, poi una terza edizione e così via.
M trovai così, con enorme anticipo sulla data di scadenza, a preparare scritti di ogni genere che, regolarmente, inviai all’ inceneritore comunale sottoforma di “palline di carta” (roba che se il w.w.f, o i verdi, lo vengono a sapere, mi fucilano... Con proiettili riciclati naturalmente).
Mesi e mesi di tormento per una mente non allenata alla scrittura, e interi giorni passati ad osservare la gente, ma l’ idea non arrivava.
Nel frattempo, la data di scadenza di quei concorsi si avvicinavano a grandi passi, e la mia simpatica "tastiera italiana", ancora non si decideva a “macchiare” i fogli elettronici...figurarsi quindi se la stampante sentiva il bisogno di bagnare di inchiostro qualche foglio di carta.
Ero sul punto di rinunciare e di rimandare la partecipazione al concorso all’anno successivo, quando mi accadde un fatto inconsueto.
Durante una breve gita di piacere nella zona di Reggio Emilia, passando davanti al fiume Po, mi ricordai di una frase scritta da Giovannino Guareschi riguardante il “grande fiume”.
La frase più o meno suonava così:
“ Il grande fiume scorre placido portando con sè storie allegre e tristi, che racconta a chi si siede sul rivale ad ascoltare...”
Preso da uno strano impulso, fermai l'auto e decisi di sedermi sul rivale e di mettermi in ascolto.
Cercai di isolarmi e di concentrarmi il più possibile, in quanto l’ unica cosa che il fiume si era deciso a raccontare, era sicuramente il rumore del traffico proveniente dalle strade vicine.
Sarà stata la forza del pensiero, ma dopo qualche minuto cominciai a sentire qualche cosa.
“Ti senti bene?”- Chiese il fiume con gentilezza.
“Si, grazie signor Po, avrei solo bisogno che lei mi raccontasse una qualche vicenda. Vede, vorrei scrivere un racconto ma non trovo l’ idea.”
Ero poco convinto di quello che facevo e dicevo; feci quindi un gran balzo indietro quando mi accorsi che chi mi parlava non era il fiume, bensì un vecchio “pretone” che mi osservava dietro ad un pioppo.
“Forse posso aiutarti, seguimi.”
Lo seguii con fiducia, in fondo era un prete!
Dopo circa mezz’ ora di marcia, arrivammo davanti ad un osteria; il pretone volgendo indietro lo sguardo, mi invitò a sedermi e a bere con lui un bicchiere di buon Lambrusco.
“Questo è un vino che fa resuscitare i morti, bevi pure, io mi assento per qualche minuto, devo parlare alla moglie dell’ oste.”
Chinai la testa in cenno di assenso e osservai quell’ omone grande e grosso allontanarsi.
Quella figura aveva qualcosa di familiare, ma non riuscivo a focalizzare chi o cosa fosse.
Assorto nei miei pensieri, mi accorsi, ad un certo punto, che dietro di me si era avvicinato un uomo.
Notai solo una cosa in lui: un grande fazzoletto rosso legato sul collo.
“Buongiorno signor straniero, sappia che al paese non piacciono i reazionari soprattutto se si accompagnano ad un vecchio prete grasso” - tuonò quell'omone con il suo vocione.
Fu il pretone, nel frattempo tornato al tavolo a rispondere:
“E chi sarebbe, di grazia, il vecchio prete grasso, compagno meccanico? Non io spero.”
Il grosso prete era tornato ed evidentemente aveva ascoltato la conversazione di quell’ uomo dal fazzoletto rosso.
Dimenticavo di dirvi che anche l’ uomo dal fazzoletto rosso aveva qualche cosa di familiare ma, come per il pretone, non riuscivo a metterne a fuoco la fisionomia.
Mentre cercavo di ricordare, i due si erano avvicinati l’ uno all’ altro, tanto che le loro pance si toccavano e tutti e due avevano gonfiato le vene del collo e stretto i pugni.
Chiusi gli occhi per non assistere ad un cruento incontro di boxe quando improvvisamente un uomo gridò:
“Fermi disgraziati, non vorrete ricominciare a litigare spero!”
All’ ordine dell’ uomo i due si bloccarono, evidentemente era una voce alla quale, quei due personaggi, non potevano far altro che obbedire.
Aprii gli occhi e osservai il nuovo arrivato: aveva un viso severo ma nello stesso tempo sereno, portava grandi baffi importanti e il suo aspetto era decisamente imponente.
Mi guardò come se mi studiasse, poi con enorme gentilezza si rivolse a me e disse:
“Scusali, non sono cattivi, ma Camillo e Peppone non perdono occasione per farsi notare e non rinunciano a fare questa bella messa in scena quando un qualche ragazzo si siede sul rivale del fiume.
Credo sia perché non vogliono essere dimenticati.”
Si rivolse poi ai due personaggi, li chiamò a sè con un gesto della mano, li rimpicciolì e li ripose all’ interno di una tasca, poi, dopo avermi salutato, scomparve nella nebbia.
Rimasi assorto per alcuni minuti, scrollai il capo e mi ritrovai sul rivale del fiume, proprio dove mi ero fermato.
Osservai ancora il placido scorrere dell’ acqua, poi mi avviai verso la mia autovettura.
Prima di salire volsi lo sguardo verso il fiume.
“Grazie grande fiume...Grazie Giovannino.”
Avevo risolto il mio problema, avevo trovato l’ ispirazione.
Avviai il motore della macchina e tornai verso casa.
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dedico questo scritto a Giovannino Guareschi che purtroppo non ho mai avuto il piacere di conoscere personalmente ma che ritengo essere stato per me un grande maestro. Intendo inoltre estendere questo (speriamo) rispettoso omaggio ai personaggi creati da Giovannino, anche ad Alberto e Carlotta (suoi figli) e al "Club dei 23".
Daniele "tarlo" Tarlazzi
nella foto: Giovannino Guareschi
©aventi diritto
Il mio amico Alister (che ormai mi conosce bene) dice che sono affetto dalla sindrome del pesce rosso... Ho poca memoria, come i pesci rossi del resto altrimenti come farebbero a girare in tondo di continuo senza annoiarsi? Loro mica si ricordano se quell'alga in basso a destra nella vasca è la stessa di prima...
Se i pesci rossi non hanno memoria i Tarli ne hanno ancora meno e quindi vanno scusati se, per caso, la vignetta che proporrò qui sotto è gia apparsa in queste pagine. Scusate ma la pigrizia mi impedisce di guardare indietro e vedere cosa è gia apparso.
Questo autunno, alternate ai soliti racconti e "diari", credo proporrò la pubblicazione cronologica di Arthur Serpis.... in fondo devo trovare un modo per fermare la mia sindrome da "pesce rosso"
I miei due lettori ormai avranno letto il racconto sull'Angelo angelo pubblicato alcuni giorni fa.... e ora, a proposito di Angeli, di inferno e paradiso....
Arthur Serpis ©1995-2006 by Daniele "tarlo" Tarlazzi
Allora, prima di partire con il racconto la "solita piccola premessa".... Questo racconto risale al 1994, anche questo nato per un piccolo concorso e poi dimenticato in un cassetto. Questi racconti sono frutto di fantasia e ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale.
Tarlo
L'angelo Angelo
Angelo, era un angelo che di mestiere faceva il custode, anzi, faceva l’angelo custode: un mestiere difficile, pieno di responsabilità che, da circa trecento anni, svolgeva senza né infamia né lode; in poche parole per anni aveva svolto un lavoro, se così si può dire, di routine.
Da qualche tempo però le cose erano cambiate: il capo dei servizi di custodia gli aveva affidato un incarico pieno di difficoltà: si trattava del suo primo incarico di sesso femminile.
La giovane mortale aveva capelli lunghi e neri, occhi scuri ed era di una bellezza inimmaginabile e questo sconvolse non poco la... “vita” di Angelo.
Anna era stata il “cruccio” di molti angeli, mai aveva voluto dare ascolto a ciò che essi suggerivano e nessuno ormai intendeva “custodire quell’anima incosciente”.
Forse non tutti sanno che i nostri “custodi alati” hanno residenza all’interno della nostra testa (e non nel cuore come spesso si pensa) ed è per questo che di tanto in tanto una voce sale dal nostro interno consigliando cose contrarie a quello che il nostro muscolo pulsante ci suggerisce.
Bisogna anche dire che spesso gli esseri umani ascoltano più il cuore che la testa e questo, sovente, porta ad errori a volte “irreparabili”, proprio ciò che stava accadendo ad Anna.
Quante volte aveva gettato la sua vita al vento con decisioni affrettate, anche in amore!
Angelo “entrò” nel suo nuovo incaricò e iniziò un approfondito studio degli incartamenti lasciati in precedenza dai suoi colleghi.
Si rese conto immediatamente delle difficoltà che avrebbe dovuto affrontare, ma quella ragazza andava protetta in ogni modo e lui avrebbe tentato di adempiere ai suoi doveri fino in fondo.
Inoltre quella ragazza, aveva creato in lui un’emozione mai provata prima: era come se all’interno di quel suo corpo alato qualche cosa avesse iniziato a pulsare.
Purtroppo il compito si rivelò ancora più complesso e Angelo, posto davanti al suo primo fallimento di “custode”, cadde in una profonda depressione; fece le valige e volò via dalla testa di quella “scapestrata”.
Passarono alcuni giorni ed Anna non si sentiva tranquilla: nella sua vita aveva sempre sentito delle “voci” all’interno della sua testa; voci che le avevano sempre consigliato (con toni più o meno risoluti) cosa fare di questa o di quella cosa.
Vero era che lei non accettava imposizioni e che aveva sempre preferito seguire l’istinto.
Nell’inconscio si era anche resa conto che ultimamente le cose erano cambiate: le voci della ragione, abitanti dentro la sua testa, da tempo si erano fatte più dolci: non erano più imposizioni, ma teneri consigli.
Poi, di punto in bianco, non aveva più sentito né i suggerimenti, né quelle dolci parole di conforto che spesso (senza darlo a vedere) le avevano reso più sopportabile la vita.
In quei giorni le era successo veramente di tutto: aveva perso il lavoro, era stata scippata e aveva scoperto le continue infedeltà del suo ragazzo che, messo di fronte ad una scelta, aveva preferito “cambiare strada”.
Non le era rimasto che il conforto e i consigli delle voci, ma il silenzio all’interno della sua testa le aveva fatto una grande paura.
Per la prima volta Anna era sola, abbandonata da tutti, ma soprattutto abbandonata da se stessa.
***
Triste e sconsolato Angelo entrò al “bar paradiso”, ordinò una bevanda alcolica e, sorseggiandola, iniziò a pensare a cosa poteva avere sbagliato: non gli riuscì, il suo operato era stato perfetto.
Allora perché prendersela in quel modo?
In fondo era nel suo diritto rinunciare all’incarico!
Ordinò una seconda consumazione, bevve d’un fiato il liquore ed alcune lacrime iniziarono a scendere dal suo viso: si sentiva....solo : aveva abbandonato Anna nel momento più difficile della sua vita, ma lei se l’era voluto; non lo aveva mai ascoltato!
Si chiese cosa poteva fare.
“Non eri pronto per questo incarico”- Tuonò una voce alle spalle di Angelo.
“Hai perso la serenità e la chiarezza di idee che un custode della tua categoria deve avere!
Diavolo, posso sapere che cosa ti sta succedendo?”
L’uomo che aveva parlato si era seduto vicino ad Angelo che ormai piangeva a dirotto sul tavolo del bar.
Si trattava di un uomo elegante, con una grande barba e lunghi baffi bianchi; sulle sue spalle un paio di grosse e piumate ali e il suo aspetto era di una persona molto comprensiva.
Angelo riconobbe nell’uomo il capo della “sezione Custodi”.
Quell’uomo gli aveva sempre dato una certa soggezione, ma in quel momento era l’ unica persona che avrebbe potuto capirlo ed aiutarlo a risolvere quel “problema” e per questo decise di aprire il suo cuore, confidandosi come mai aveva fatto in vita sua.
L’uomo con la barba ascoltò attentamente il racconto dell’angelo custode e al termine affermò:
“Altro che perdere chiarezza e serenità, tu ragazzo mio ti sei innamorato, hai perso la testa per quella pazza e questo non è accettabile nel nostro ordinamento!
Grazie al cielo hai rinunciato all’incarico, ma nelle tue condizioni non sei certo in grado di proseguire il tuo lavoro.”
“Cosa mi succederà allora?”- si domandò Angelo.
“Credo di poter risolvere il tuo problema” - affermò l’uomo dalla grande barba.
***
L’ombrosa solitudine di Anna e la forte pioggia battente avevano reso quella giornata ancora più uggiosa.
Anna mescolava le sue lacrime all’acqua piovana, certa che ormai niente e nessuno avrebbe potuto aiutarla a superare quella crisi.
Poi, una voce nota le aprì il cuore:
“Mi sei mancata !”
“Anche tu, sapessi quante volte ho sperato di sentire una tua parola, credevo mi avessi abbandonata !”
Angelo si avvicinò, abbracciando Anna aprì le ali e, insieme, volarono verso la loro nuova vita, mentre dall’alto, l’uomo con la grande barba bianca sorrideva felice per quella soluzione.
Fu così che volgendo lo sguardo stupita, Anna vide per la prima volta un angelo che si chiamava Angelo e che , ormai, non faceva più il custode.
L’ ANGELO ANGELO © 1994 by Daniele "tarlo" Tarlazzi
Il cinema e la televisione hanno sempre avuto "un'influenza negativa sulla mia psiche"... Ne avete avuto prova guardando alcune vignette (la cui pubblicazione riprenderà presto) ispirate a "Star Trek".
Ora è il caso di rendere omaggio anche alle storiche vignette "noir" di Charles Addams (dalle quali sono stati tratti numerosi telefilm e film) e ai lungometraggi di arti marziali interpretati da Bruce Lee... Buona visione
Arthur Serpis ©1996/2006 by Daniele tarlo Tarlazzi
Diario di viaggio: capitolo 1 Giorno prima della partenza. Avere avuto una moglie di un certo tipo, avrebbe dovuto condizionare la vi...