lunedì 27 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: Tra demonio e santità

Questo è l'inferno, ve lo dico io. Non ho dubbi su quanto affermo e, se si da un occhiata alle cerchie infernali, converrete con la teoria del sottoscritto. 
C'è il cerchio del limbo, che deve essere anche abbastanza divertente se non fosse che per passare si deve ballare piegando il più possibile la schiena all'indietro a ritmo incalzante di musica.
C'è quello dei lussuriosi, che non commenterò, ma che so essere un club parecchio frequentato, poi quello dei golosi di cui parlerò più avanti, quello degli avari (gestiti dalle banche). Esiste anche il girone degli iracondi e accidiosi, ambitissimo da un certo popolo che frequenta social network ed è ormai così pieno da sfociare nei gironi degli eretici e dei violenti. Non andrò oltre, ma se ci pensate tutti questi "gironi" fanno parte del nostro quotidiano vivere terreno. La consolazione? Al termine di questa vita suoneremo tutti l'arpa su una nuvoletta e berremo un caffè privo di controindicazioni tutte le volte che vorremo (in fondo saremo in paradiso e cavolo: elimineranno il nervosismo da caffeina no?).
Naturalmente io ambisco alla santità e contrariamente a quanto affermeranno i maligni che fingono di conoscermi, mi impegno e mi applico e sono quasi certo di essere sulla retta via, ma in questa vita infernale, ne sono quasi sicuro, faccio parte del girone dei golosi e credo anche di essere un buon caposquadra.
Comunque, vi stavo dicendo, al termine di questa vita infernale, ci aspetta un bel posto da orchestrali nell'alto dei cieli...
Salvo che non arrivi anche lì, una qualche "Fornero" e dia il via, visto il sovraffollamento di arpisti, al rito della reincarnazione.
Sarebbe una vera fregatura!



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mercoledì 22 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: La difficile e incredibile vita, di uno scrittore alle prime armi

L'ho già detto e scritto in passato: A chi mi consiglia (si, ogni tanto qualcuno si prende la briga di farlo davvero) di intraprendere la carriera di scrittore, rispondo che raccontare storie è un mestiere complicato e assai difficile. Innanzitutto occorre sapere bene dove mettere le "acca", evitare accuratamente di confondere le "c" con le "k" e avere confidenza con la grammatica italiana. Vi giuro che ho provato a chiederle l'amicizia e frequentarla, ma si è sempre negata e nemmeno mi degna di un saluto: la grammatica è un personaggetto un po' ostico.
Non solo: La vita di uno scrittore è fatta di sacrifici, di profondi momenti di meditazione, di studio dei particolari, di abnegazione e rispetto nei confronti della macchina da scrivere (o del computer). 
Intere giornate passate a incrociare trame e sotto trame, a far combaciare il numero di righe scritte al numero di "cartelle" commissionate (caspita, io nemmeno so quante righe compongano una cartella dattiloscritta e se anche un giorno dovessi saperlo: diavolo non sono un ragioniere, ma un apprendista "scrittore" coniugo parole non numeri). 
Una cosa che però potrebbe non dispiacermi, è vivere la vita "monastica" dello scrittore in cerca di una storia da raccontare. Un eremitaggio in luoghi più o meno solitari utili ad aprire la mente e lasciar spazio alla musa ispiratrice.
Mi piacerebbe, ho detto, ma so già come andrebbe a finire, per cui ecco a voi "l'immaginaria giornata tipo del neo scribacchino in cerca di avventure" inutile dirvi che, il neo scribacchino, verrà interpretato dal sottoscritto di "persona personalmente".
...
Mi trovo in montagna (o in qualsiasi altro magico e incantevole luogo che si adatti alla meditazione). In questi mesi, vivo lontano o quasi, dalle distrazioni del mondo civile. 
L'aria è pura, il cielo è terso, solo alcune nuvole, a forma di pecorelle, mi fan considerare l'idea di portarmi dietro l'ombrello, ma resto ottimista e comunque ho il cappuccio nel k-Way che indosso. Sono le dieci e mezzo del mattino. Praticamente per me è l'alba. Resto desto tutta la notte a scrivere il romanzo che l'editore Poverazzo mi ha commissionato. 
Lavoro duro e lascio spazio a ben poche distrazioni. 
Questo è l'eremo che porterà alla pubblicazione di quella storia che da tempo mi ronza nella testa.
Una sostanziosa colazione, porterà preziosi zuccheri e ossigeno al cervello. Decido di prenderla comoda e leggo il giornale, in fondo un uomo dedito alla scrittura, deve assolutamente essere informato sui fatti. 
Se, un domani, il mio romanzo avrà successo, le televisioni faranno a gara per avermi come opinionista e non posso certo farmi trovare impreparato. 
La lettura del quotidiano è quindi considerata "lavoro di informazione e dati" attività senza dubbio utile alla mia carriera.
Esco dal bar ed è mezzogiorno e mezzo. Giusto in orario per raggiungere il ristorante che, così gentilmente, il mio editore ha messo a mia disposizione. Qualche chiacchiera con la cameriera simpatica e carina, poi dritti alla camera d'albergo per iniziare seriamente a...giocare a "Candy Crush".
Si, perché uno scrittore deve avere la mente libera e giocosa o il libro, verrà fuori una schifezza.
Temo di aver giocato un po' troppo, si sta facendo pomeriggio inoltrato, ma ora apro immediatamente il file di word. 
Non è colpa mia se ho un computer lento, nell'attesa che il file richiesto appaia sullo schermo, do un occhiata al telefonino, naturale quindi che le mie attività vengano distratte da alcune notifiche di Facebook, di whatsapp, di Messenger, di telegram e chi più ne ha più ne metta.
Uno scrittore deve mantenere buoni rapporti con i suoi fan, per cui (nonostante il ritardo sulla tabella di marcia), decido di rispondere a tutti. Potrei rispondere in modo secco e conciso, ma finirei per essere scambiato per uno di quegli artisti che, quando arrivano alla fama, se la tirano.
Sorrido perché, parlare di "fama", mi ha messo fame ed effettivamente il tempo è volato è già ora di cena.
La luna, mai così piena, accoglie la mia uscita e mi tiene compagnia fino all'ingresso del ristorante. 
Mentre sorseggio un cognac a fine cena, osservo rapidamente l'orologio e mi accorgo di quanto rapidamente passino le ore. Proprio questa sera che mi ero ripromesso di premiare il mio impegno e guardare la puntata di Montalbano in TV...
Che sarà mai, lavorerò più a lungo questa notte. In fondo mancano solo trecentodiciotto pagine alla fine del romanzo, se mi metto di "sbuzzo" buono, entro quindici giorni potrei aver finito la prima stesura, giusto nei tempi stabiliti dall'editore. Guarderò quindi la puntata del telefilm, dedicata al commissario creato dal maestro Camilleri, poi mi metterò al lavoro.
O così almeno progetto, se non che, al termine della fiction, sento le palpebre pesanti. Chiudo giusto gli occhi cinque minuti giusto per dare sollievo alle pupille poi giuro...
Cavolo! Sono già le dieci e mezzo del mattino!
...
Ecco, questa la mia giornata tipo (moltiplicata per il resto dei miei giorni), se mai dovessi scrivere un romanzo o intraprendere la carriera dello scrittore. 
Uscirebbe un libro ogni cinquant'anni e credo che nessun editore sia disposto ad investire su un pigro del mio calibro. Lasciamo quindi che siano gli scrittori, quelli veri, a narrare storie e avventure, perché da me (per fortuna o purtroppo e per ora) avrete solo facezie da social.


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martedì 21 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: Mi sdoppio in...quattro

Un noto partito, in cui si predica (anche come quotidiano) "L'Unità" si sta scindendo in altri mille correnti e movimenti. Mi accorgo che nemmeno io vado molto d'accordo con me stesso: ho provato a chiedere un congresso e ho pure minacciato la scissione, ma pare che in organi umani e non politici, la cosa non sia possibile: Maledetta politica


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venerdì 17 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: Artigianato

E' risaputo: i tecnici che riparano cose, non hanno mai il pezzo di ricambio che serve sul loro furgone. Spesso devono andare a prenderlo in magazzini segreti che si trovano al di la del normale spazio tempo, forse addirittura su altri pianeti. Essi infatti svaniscono, chiedendoti il numero di telefono perché, appena reperiranno il pezzo, saranno loro a telefonarti.
Ho personalmente chiesto, tre anni fa, ad un artigiano di fare un piccolo lavoretto in casa e, il tecnico, ha esordito dicendo: "Beh non vorrai certo farlo ora! Facciamo che a ottobre ti chiamo io". Stupido io a non chiedere "A Ottobre, ma di che anno?".
Infatti sono ancora qua che aspetto.
Il problema però è che, in molti casi, la "manodopera", parte (misteriosamente) fin dal momento della chiamata. 
Resto convinto di aver sbagliato mestiere. Oggi, per la cronaca, ho richiamato l'artigiano in questione per un lavoro urgente: è arrivato, ha studiato attentamente il problema e ha detto che purtroppo non aveva sul furgone il pezzo di ricambio, ma che passerà più tardi. Un rumore da teletrasporto lo ha portato via, probabilmente in Giappone, E io sono ancora qua che, pazientemente, lo attendo fiducioso. Anche stavolta però, non ho chiesto "Ma più tardi a che ora? Oggi? Domani? Entro il 2017?" Sono uno stupido lo so.
Non solo:  so anche che, quando presenterà il conto (per la sostituzione di un pezzo che in origine costa pochi euro), dovranno defibrillarmi per almeno due giorni. 


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giovedì 16 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: la scienza del singhiozzo

Mi chiedo perchè la scienza non mi abbia mai preso sul serio!
IL SINGHIOZZO QUESTO SCONOSCIUTO: 
Innanzitutto, cari dottori e care dottoresse, adorate infermiere e simpatici infermieri benvenuti a questa riunione scientifica. Parleremo oggi del Singhiozzo. Prima di iniziare occorre specificare quanto segue: 
Esistono vari tipi di singhiozzo. 
1) Il singhiozzo vulgaris: classico singhiozzo da pre pennica post digestiva. 
2) Il Singulto complex: Solitamente si presenta dopo aver mangiato mollica di pane, fette biscottate, pastine del Mulino bianco o cose simili. 
Parliamo ora del terzo pericolosissimo caso: 
3) Singhius vocalis magnum. Ovvero un unico singolo singhiozzo che appare al relatore di una qualsivoglia conferenza e in piena potenza vocale. In questo caso il sintomo si presenta anche con l’aggiunta di un classico rossor di gote (rossicor timidus figuraccea) dovuto solitamente all’ilarità del popolo ascoltatore. 
Ultimo tra i casi noti è il caso del “Singhiuttum Rutellae”. 
Il Singhiuttum Rutellae si manifesta molto spesso nella specie maschile della razza umana. 
Certi uomini, infatti, sono soliti mascherare un rutto plateale mascherandolo in singhiozzo con risultati spesso imbarazzanti per gli uditori e i vicini di poltrona. La medicina in questo caso, valuta con estrema attenzione la tesi presentata da alcuni scienziati che dichiarano che il problema possa essere provocato da una cattiva alimentazione/digestione. Altri scienziati invece propongono la tesi di una malattia virale e infettiva ovvero la “Maleducatio Imperanti”
Poche le cure possibili per la cura di queste patologie (che nei casi più gravi possono divenir croniche). 
Occorre innanzitutto diagnosticare in tempo, quale possa essere la patologia da curare ma analizziamo i singoli casi. 
1) Singhiozzo vulgaris, terapia: Improvvisa e violenta pacca sulle spalle e un urlo in puro stile “film horror”. Questo tipo di cura non sempre funziona. In alcuni casi la reazione del paziente a questo tipo di “terapia d’urto” provoca malumori e nei casi più gravi anche la fine di antiche amicizie. In alternativa a questo tipo di cura potrebbe essere il trattenere il respiro il più a lungo possibile giocando contemporaneamente con un diaframma. Se non avete il diaframma (solitamente tutti ne abbiamo uno) consigliamo di farvelo prestare da vostra moglie o dalla vostra amante. Se risvegliandovi avrete addosso una maschera ad ossigeno allora vorrà dire che avete trattenuto troppo il respiro. Nei casi più gravi il singhiozzo passa in maniera, come dire: definitiva.
2) Il Singulto Complex: Alcune teorie affermano che la terapia più adatta sia quella di bere alcuni litri d’acqua zuccherata in 7 secondi netti. Questo tipo di cura però, è ancora in fase sperimentale e difficilmente supererà gli sbarramenti imposti dal ministero della salute. Altra possibilità è quella di bere un bicchier d’acqua zuccherata a testa in giu. Per farlo occorre portare con le braccia, un bicchiere di acqua zuccherata nelle vicinanze del vostro fondo schiena. Poi chinatevi in avanti, raggiungete il contenitore e bevete 7 sorsi esatti del liquido. Se riuscite a rialzarvi il singhiozzo sarà passato, se invece resterete “bloccati” in quella strana posizione, rivolgetevi ad un ortopedico professionista evitando però di spiegare il perché vi trovate in quella strana posizione.
3) Singhius Vocalis Magnum: Unica terapia possibile… la fuga verso la toilette e un pianto nervoso liberatorio.
In ultimo desideriamo parlarvi dell’unica terapia possibile per questo grave caso: 
4) Singhiuttum Rutellae: Non invitate più a serate di gala questo tipo di paziente… Se proprio non potete evitare la sua presenza, organizzate le vostre serate presso l’Osteria il Puzzone che si dichiara disposta ad offrire sconti se presenterete il tesserino sanitario.
Altre terapie sono allo studio e non mancheremo di darvene notizia e vi ringraziamo per la vostra cortese presenza a codesto simposio.
Dr. Daniele Tarlo Tarlazzi primario di Singhiozzologia presso il suo ambulatorio privato.



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Diario di un tarlo qualunque: il furto del biscotto

Uno non può rubare un biscotto extra a base di grano saraceno, che subito le maledette telecamere di sicurezza filmano tutto... Gombloddooooo! Siamo ipercontrollati!



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Diario di un tarlo qualunque: La vita

Se chiedi ad un bambino che cosa sia la vita, risponderà che la vita è fatta di combattimenti spaziali, di fiumi in cui scorre il cioccolato, di giochi a perdita d'occhio, di pianti (pochi), risate e sorrisi, di sogni da realizzare. Poi tutto questo un giorno si trasforma: i sogni si perdono. Ti rendi conto che anche se nei fiumi scorresse vero cioccolato (invece che melma maleodorante), non hai più l'età per poterne mangiare a chili. Che le lacrime faticano ad uscire perché la vita ti ha indurito e che i sorrisi si vanno pian piano diradando. Il pensiero che, per un adulto, la vita sia "far quadrare i conti" è una disillusione assai dolorosa. La cosa ancora più triste è che inizio a pensarlo anch'io. 
Mi sento sempre più prigioniero di un mondo che nemmeno permette più di sognare perché anche l'evasione ha costi "vivi, fisici e morali". Libero si, ma di non potere, di non fare perché per fare e potere occorre anche avere "palle" (Le mie si sono rotte a furia di sbatterle nella realtà). Forse era meglio nascere in un mondo meno evoluto o forse il mio pensiero, non propriamente positivo, è frutto di una profonda crisi di mezza età. Certo tutto passa, tutto scorre e ci si adatta, ma resta un po' di amaro in bocca e quell'amaro non è nemmeno un cynar.


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Diario di un tarlo qualunque: L'arrivo di "Bimba"


C'era una barca molto carina con il soffitto, con la cucina...
Ero un bambino quando, per la prima volta, solcai i mari su una barca a vela e fu un emozione così intensa da non essere mai dimenticata. Un giorno un amico, invitò la mia famiglia sulla sua barca a vela chiamata "bimba". Fu esaltante. Il rumore delle onde che si infrangevano sullo scafo, il silenzio e la pace interrotta solo dal lontanissimo suono del vociare di turisti in spiaggia che, per uno strano gioco di eco, arrivava fino a noi. Dopo quella barca, altri esaltanti momenti di mare li ho vissuti navigando con mio zio Umberto, su un piccolo Flying Junior. Ma ero cosciente che, avere una barca mia, era un sogno che non mi potevo permettere ed era una passione che andava soffocata. Era uno sport che, secondo la mia testa, i miei genitori non avrebbero potuto permettermi di fare e cosi, mi allontanai da ciò che mi piaceva del mare perché per me il mare non era avere un ombrellone e la spiaggia a disposizione, ma avere una barca che mi permettesse di allontanarmi dalla confusione. 
Così è stato fino a qualche settimana fa quando, passeggiando sul molo con mia moglie, sono tornato a fantasticare su quanto sarebbe stato bello, un giorno, avere la possibilità di navigare su qualcosa di diverso da internet. Le passioni covano sotto la cenere e a volte basta poco, a volte un soffio di vento, a volte una frase detta dalla propria compagna e quel fuoco divampa.
Cerco qualche informazione, contatto un vecchio marinaio, amico e profondo conoscitore di barche e con la solita incoscienza che mi è riconosciuta, andiamo a vedere una piccola barca usata. Mentre passeggio sul molo con l'amico, vedo "quel" natante: 
"La vedi quella barca che si chiama Bimba? È stata la prima barca su cui io sia mai salito" gli dico.
"Va a finire che è proprio quella che vogliono vendere" mi risponde lui, sbuffando un po' di fumo dalla sua immancabile pipa. 
Incredibile a dirsi, la barca era proprio quella! La stessa barca che un tempo mi aveva fatto vivere sogni di viaggi e avventure!
Così, quello scafo, tra qualche settimana,tornerà a viaggiare con me come nuovo proprietario alla guida. Un cerchio che si chiude e una nuova avventura che prende il via: una nuova vita, tra le onde, sta per essere vissuta. Che il vento mi sia dolce e il mare guardi con occhio benevolo la mia incoscienza perché io e "Bimba" riprenderemo un sogno lasciato interrotto tanto tempo fa.


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Diario di un tarlo qualunque: La libertà

La libertà è un valore immenso e ce la stiamo facendo rubare. Siamo così ciechi, così sordi e con la testa occupata dal "produrre risultati" che nemmeno ce ne rendiamo conto. Eppure qualcosa o qualcuno, riesce a sgraffignarci anche la possibilità di usare il cervello. Siamo troppo presi da rabbia e odio e siamo talmente condizionati dai ritmi, da non renderci conto di quello che accade attorno alle nostre vite. 
Ogni giorno nascono un alba e un tramonto, una stagione o gli anni della nostra vita, ma tanto ormai pensiamo che ogni giorno sia uguale all'altro perché qualcuno ha chiuso i nostri occhi e (scusate la citazione) tenendoci prigioniero il cuore. Osservate la bellezza di un fiore, la vita di un animale, respirate e imparate ad osservare, vivere e rispettare la bellezza che ci circonda. Liberate i pensieri e lasciate che possano correre liberi. Perché solo la
Libertà può (e perdonatemi anche una seconda citazione) aiutarci a raggiungere la seconda stella a destra e proseguire il cammino.



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Diario di un tarlo qualunque: si, viaggiare

Io viaggio in anticipo. Solitamente, quando parto, prevedo sommosse popolari, meteoriti, invasioni aliene, dinosauri. Arrivo sempre almeno un ora prima (anche se per il viaggio di nozze, arrivai in aeroporto con un anticipo di 12 ore rischiando il divorzio). Oggi continuo a rischiare il divorzio perché oltre alla mia incredibile "puntualità" il treno è in ritardo di oltre 40 minuti.



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Diario di un tarlo qualunque: Animatori turistici

"Ma come? Non vieni a fare spinningzumbapesirunningbeachvolleyboccetamburellopingpongcalcinovarieedeventuali?"
Mi guardo attorno e vedo sabbia e ombrelloni "non siamo in palestra e, anche se lo fossimo, non credo potrei son pigro"
"Non siamo in palestra, ma il movimento fa bene al corpo e alimenta la mente"
"Guarda, penso raggiungerò il lettino sotto l'ombrellone, mi sdraierò e farò esercizi di allungamento verso lo zaino, solleverò pesi recuperando il libro, farò aerobica sfogliando le pagine delle parole crociate e alimenterò la mente sfogando l'occhio" 
So che sbaglio a ragionare così, ma quando vado in vacanza, che sia al mare o in montagna, vado per rilassarmi e godermi la tranquillità. Se devo fare altro, allora resto al lavoro: almeno lì mi pagano!



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Diario di un tarlo qualunque: La vacanza al mare

Sul lettino è un caldo terrificante, apro il libro e pochi istanti dopo aver capito che presto qualcuno morirà e un famoso avvocato dovrà difendere un innocente dall'infamante accusa di omicidio, mi si avvicina il classico "vu cumprà" e nonostante la mia gentile risolutezza e i miei cordiali "no grazie, non ci interessa" riesce ad offrirmi la seguente mercanzia tipica delle sue terre:
1) un cappello di colore rosa. Copricapo tipico delle tribù Masai
2) un paio di veri falsi rayban con lenti anti sole, anti pioggia, ma soprattutto anti visione
3) un braccialetto portafortuna ritrovato nel deserto e che sicuramente ha una storia densa di ricche avventure 
Sono un tipo completamente privo di interessi. Il mio unico interesse, almeno per ora, è capire come Perry Mason affronterà testimoni e giuria. Così, l'amico venditore, se ne accorge e mi mostra il campionario di tipici prodotti in legno della sua terra:
1) una pericolosissima tigre keniota in legno. Rarissimo esemplare di fiera immigrata in una terra non sua
2) una tartaruga portafortuna 
3) una giraffa e, per finire, l'animale più pericoloso delle terre africane: La classica motocicletta in legno. 
"Giuro...", mi sussurra colei che accompagna le mie giornate sulle sabbie adriatiche "se la acquisti, te la spolveri tu!".
Mi spiace amico venditore proveniente da terre lontane, ma certe minacce non si possono ignorare. La prossima volta magari ti offro un caffè, ma sono assolutamente impossibilitato ad acquistare la tua utilissima e preziosa merce.



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Diario di un tarlo qualunque: Il telefono

Il telefono resta muto per giornate intere poi riprende vita improvvisamente e squilla insistentemente quando:
1) sei in bagno (per il bisogno grosso) e lo hai lasciato in camera 
2) mentre ti sei appena insaponato la testa sotto la doccia
3) mentre stai passando, in auto, davanti ad una pattuglia dei carabinieri
4) mentre sei in fila davanti alla cassa del supermercato
5) mentre sei ad una riunione importante o ad un corso e stai magari confrontandoti con un tuo superiore
6) mentre stai registrando una trasmissione alla radio e sei a microfono aperto
7) mentre scatta il verde al semaforo
8) mentre stai corteggiando una ragazza e sei in procinto di conquistare un suo si
9) mentre stai raccogliendo la cacca del cane
10) mentre ti stanno operando
11) mentre stai conversando al telefono fisso...
12) mentre stai per firmare un contratto importante...
Insomma esiste un teorema o è solo la solita legge di Murphy? 
Per quale motivo l'immonda suoneria inonda le nostre orecchie nei momenti meno opportuni?



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Diario di un tarlo qualunque: Il cassetto "degli impossibili"

Io sono un abitudinario. Mi lego alle cose anche a quelle inutili. Mi affeziono anche a delle mollette "salva freschezza" che solitamente stanno rinchiuse nel secondo cassetto quello chiamato "degli impossibili". Il cassetto "degli impossibili" è quel contenitore che tiene al sicuro tutte quelle cose che, un giorno, potrebbero servire. Dal vecchio coltello fino ad arrivare, appunto, alla molletta salva freschezza o dal cavatappi ad un tappo di sughero d'emergenza (che non si sa mai). Insomma se esistono mariti abitudinari che si legano in matrimonio indissolubile anche con accessori inutili della cucina, esiste un tipo di moglie "bioenergetica" che ritiene che ogni spazio libero possa sprigionare energie positive. Torno a casa dal lavoro desideroso di stuzzicare qualcosa, prendo una fetta di pane e apro il mio cassetto preferito e lo trovo vuoto. Il panico si impossessa del sottoscritto. "I ladri! Sono passati di qua e mi hanno portato via cavatappi e mollette salva freschezza! È proprio vero: ormai i malviventi si attaccano a tutto!" Urlo spaventato. "No guarda" -risponde serafica la bioenergia che ho sposato- "ho semplicemente fatto spazio e spostato i coltelli nel cassetto più basso. E poi: spazio dobbiamo liberare spazio e non per far entrare altre schifezze. Chiaro?"
Naturalmente sono sollevato, i miei coltelli e le mie mollette hanno solo cambiato casa spostandosi in un ripiano più basso. Ora dovrò solo fare delle flessioni sulle gambe per recuperarli, ma va bene così. Dicono che il movimento fisico non abbia mai ucciso nessuno... Per ora!




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Diario di un tarlo qualunque: La paura

Come ogni ragazzo che si rispetti, ho vissuto il mio periodo horror guardando film di Dario Argento e leggendo libri di Stephen King. Guardavo e leggevo incurante degli orrori più o meno splatter che le immagini trasmesse dagli scritti o dai film mi trasmettevano. Eppure qualcosa nel tempo è cambiato e ricordo benissimo che il primo segnale di cambiamento, fu durante una proiezione di "Phenomena" durante la quale, non riuscii a terminare (cosa inimmaginabile per quei tempi) il mio secchiello di popcorn. 
Proseguii la mia vita di orrori, incurante degli allarmi, fagocitando libri come "Cujo" o "Christine la macchina infernale" o (peggio ancora) "Pet Sematary". 
Gli anni passarono e così passò anche il periodo "horror" della mia vita. Almeno fino a questa sera.
Ho appena visto un documentario su ragni velenosi, ragni che ti danno la scossa e un altro riguardante i calabroni giganti assassini e so già che farò molta fatica a prendere sonno e mia moglie si rifiuta di tenermi la "manina" perché afferma che sono un po' troppo cresciutello per avere questi timori... 
Comunque se sparirò divorato dalle fauci di un ragno gigante, durante la notte, sapete chi incolpare. 
A tutti voi, che potete, buonanotte e sogni d'oro.



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Diario di un tarlo qualunque. Lutti e Gadget

Non avevo mai pensato a quanta burocrazia e quanti problemi possa portare un decesso. 
Un lutto è di per se un momento difficile, ma con la burocrazia che ruota tutto attorno, non si ha tempo per pensare al dolore perché, dannatamente, subito e possibilmente sull'unghia, devi pensare a pagare un mucchio di gabelle, tasse, bolli, servizi è così via. 
Come se nella nostra vita non avessimo mai pagato nulla. Il dolore per la perdita di una persona cara, diviene un "bene di lusso" per stato, comuni, regioni, banche, assicurazioni fino ad arrivare alle pompe funebri. 
Senza contare che, ogni documento, ti verrà rilasciato tra "X" giorni (solitamente una decina) e che non importa se vivi lontano, tornerai a prenderlo, perché per la consegna dovrai firmare altre mille carte e dovrai apporre le firme davanti ad un ufficiale di anagrafe e magari "spagnoccarti" altri cinquecento chilometri per un autografo che vi porterà via cinque minuti al massimo. 
E non provate ad avere delle "ultime volontà" perché allora, lo stato o chi ne fa le veci, farà di tutto per mettervi i bastoni tra le ruote. Volete le vostre ceneri sparse in mare? 
Non si può o meglio: si può, ma dovrete passare per capitanerie, battelli autorizzati, personale abilitato e credetemi, essere sparsi in mare è sicuramente più facile che farlo in montagna e non sognatevi di fare qualcosa di nascosto perché se vi scoprono c'è pronta una bella accusa di reato penale. 
La nostra Italia è anche questo, ma in tutto questo turbinio di sentimenti sconvolti e di stupore per le mille cose impreviste da affrontare, puoi avere una bella consolazione: un gadget che potrai portare con te e che servirà a ricordarti che polvere eravamo e che soldi per lo stato diventeremo.
ps: dimenticavo, il gadget puoi averlo anche con altre squadre... (nella foto il gadget di cui vi parlavo) 



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Diario di un tarlo qualunque: Lamentazioni

Lamentarsi é uno sport nazionale. 
Siamo capaci di lamentarci di qualsiasi cosa: da nord a sud, da est a ovest, ogni ragione è buona per qualche minuto di sana lamentazione cosmica. 
Troppo sale nella pasta, l'arrosto sciapo, la bolletta troppo alta, ma ho anche sentito gente lamentarsi di aver pagato pochissimo e che, la dolenza, la si faceva in vista del prossimo futuro, anche se quel bimestre, in realtà, era un buon mese. In Romagna spesso ci lamentiamo del troppo traffico o della mancanza di parcheggi o della fila alla posta e definiamo un "parcheggio distante da casa", un posto auto lontano circa 300 metri (oh dico: non vorrai mica farmi fare tutta quella strada a piedi). Siamo soliti fare parcheggi "strategici" che ci permettano di compiere, pedibus calcantibus, il minor numero di centimetri possibile. Se andiamo alla posta e abbiamo ben due persone davanti, nominiamo tutti i santi del paradiso, iniziamo a sbuffare come mantici, e iniziamo a premere davanti alla finestrella dell'impiegato postale, mostrandogli l'orologio. Oggi il "romagnolo lamentone" che è in me, si è scontrato con i tempi di una grande città, dove non è possibile (pena la fustigazione con gatto a nove code) effettuare "parcheggi strategici" per entrare con l'automobile dentro all'ufficio anagrafe e dove, la fila minima, consiste nell'avere come minimo quaranta persone in attesa davanti a te. In una situazione del genere, il lamento, ti si spezza in gola perché non puoi lamentarti del brodo grasso che hai a casa e questo ti fa diventare molto zen. Impari a osservare i sassolini di un parco, a guardare i diversi atteggiamenti delle persone che ti circondano, impari a leggere un libro tenendo d'occhio la fila che si snoda. Anche la frase "attraversare la città" cambia di significato. A casa mia, l'altra parte della città, dista un paio di chilometri in linea d'aria, qui invece i chilometri possono anche essere cinquanta. Insomma una grande città, dove tutto è frenetico e dove i tempi si dilatano a causa di distanze e numero di cittadini, insegna l'arte della pazienza che, in questi giorni vissuti da "torinese" spero di aver imparato. Om mani padme hum...



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Diario di un tarlo qualunque: Imparare a dire "no"


Prima o poi dovrò fare un corso per imparare a dire dei "no" precisi e categorici. Fino ad oggi sono sempre stato l'uomo del "no creativo", ovvero colui che alle telefonate dei call center, tentava la via del "per ora non mi interessa, ma domani chissà" o del "mi spiace, ma mia moglie non ha piacere che io firmi per la vostra compagnia". 
Il "no creativo", in realtà, ha qualche svantaggio: si permette a coloro che vogliono venderti uno Gnu domestico, di telefonarti ad ogni ora del giorno e della notte. 
"Ma non ha sentito sua moglie? Guardi che lo gnu le farà risparmiare un sacco sui Safari che vorrà fare in futuro perché lo gnu sarà già sul balcone di casa vostra" 
"Guardi mi spiace, ma ho già un elefante che ho dovuto tingere di pallini rosa per far credere ai vicini di aver bevuto troppo, se porto a casa uno gnu, mia moglie divorzierà e chiederà gli alimenti e guardi: mi costerebbe più dello gnu"
"Quindi è un no?"
"Per ora le dico che, seppur non dispiacendomi l'idea di avere uno gnu in giro per casa, temo di doverne rimandare l'acquisto a tempi migliori"
"Posso richiamarla?"
"Ma certo"
Ecco: io sono così! Incapace di dire un "no"'deciso. Incapace di chiudere una conversazione. 
Ora che me ne farò dello gnu?



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Diario di un tarlo qualunque: Il ragù (vegano)


So cosa penserete!
Penserete che l'abbia fatto apposta, ma giuro sulla testa del primo che passa per la strada, che è stato solo un caso, una coincidenza e che, la mia innocenza, non può essere messa in dubbio.
Insomma: ho rotto un vasetto di ragù vegano pronto! 
Il vasetto si è "spatasciato" per terra tingendo di pomodoro il pavimento e spedendo frantumi di vetro, in giro per tutta casa.
Lo spettacolo era a tratti drammatico, ma io ero li disperato e ho fatto il possibile per fermare il volo di quel vasetto. So che questa mia difesa aumenterà i dubbi del "popolo del sospetto", ma ho testimoni: ad uccidere il barattolo di ragù vegano è stato il minipimer che, misteriosamente, è caduto dal suo alloggiamento, rovinando sul vasetto contenente la delizia da utilizzare nelle lasagne. Ora: due giorni di errori (orrori) in cucina, sono troppi. Mi appello alla clemenza dei giudici di Masterchef e alla vostra. Sono innocente! Almeno fino a prova contraria!



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Diario di un tarlo qualunque: La crema protettiva

Premetto che, essere costretti a spalmarsi una crema anche fosse solo sulle mani, per me è un serio problema. Da vecchio romagnolo quale sono, ho la presunzione di credere che esista un solo tipo di crema: quella fatta con uova, zucchero e farina. Quella crema, per intenderci, che puoi mangiare nella zuppa inglese o nella versione "catalana" con lo zucchero bruciacchiato sopra o nei mitici bomboloni.
A casa mia, ogni altro tipo di crema che si rispetti è bandita.
Certo, tollero le creme di bellezza di mia moglie, ma per quel che mi riguarda, rifuggo da ogni tipo di "broda untolenta" da spalmare su parti del corpo. La crema, come dice lo statuto del goloso a pagina 157 articolo sette, comma secondo, può essere spalmata solo su pane o fette biscottate. Cerco insomma di attenermi a queste personali leggi della mia fantasia. Purtroppo però, il freddo di questi giorni, ha seccato la pelle delle mie mani. La pelle era così seccata che ha minacciato di spaccarsi se non avessi idratato le mie mani con unguenti atti alla bisogna. Ora voi dovete immaginare la faccia di un uomo che, schifato dalla cremoide untuosità, si massaggia le mani e guarda con sguardo sognante il rubinetto dell'acqua, fonte di lavaggio dalle impurità e dovete altresì immaginare lo sconforto del suddetto elemento, nel sentire che, quella crema, dovrà stare "ore" sulla vostra pelle. Lo stesso ragionamento vale anche per creme solari e dopo sole. Ungere parti del mio corpo, salvo che non debba fare un massaggio, è da considerarsi tabù. Con le mani piene di crema, poi, non posso nemmeno aprire un libro o un fumetto perché macchierei indelebilmente le pagine. Gli unguenti sono per me una punizione divina. Ecco: ora ho spalmato untume anche sulla tastiera dello smartphone e mi sento in colpa.
A proposito, dimenticavo: sono Daniele e oggi per la prima volta ho spalmato crema sulle mie mani.



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Diario di un tarlo qualunque: L'uomo dei surgelati


Hai fretta, sei in ritardo, devi ancora passare al supermercato per fare la spesa. Scendi di corsa le scale correndo il rischio di "scapuzzare" (termine romagnolo che significa inciampare) e romperti l'osso del collo. Mentre ti riprendi miracolosamente dall'inciampo, suona il telefonino: "le interessano i nostri surgelati?" -domandano dall'altro capo. 
Rispondo che non ho tempo, e raggiungo di corsa il parcheggio dove custodisco la macchina, infilo le chiavi nel cruscotto e invece che sentire il rassicurante motorino d'avviamento che mette in moto il motore, sento solo regnare il silenzio. "C@zzo! La batteria!" 
Chiamo mio padre e gli chiedo di portare urgentemente i cavi per il collegamento ponte delle batterie e nel frattempo corro a piedi al supermercato per guadagnare tempo. Fila di dieci minuti alle casse e mentre rientro, squilla nuovamente il cellulare: "ha tempo ora per parlare di surgelati?" Ruggisco un "no" che sentono fino in Alaska. Arrivo a casa, trovo mio padre che passeggia nervosamente davanti al cancello di casa come se aspettasse che qualcuno gli notifichi il parto del primo figlio (che per la cronaca sono io). Colleghiamo l'auto ai cavi, l'auto va in moto e con la velocità di una Mercedes di formula uno, corro dal rivenditore di batterie prima che arrivi l'orario di chiusura della pausa pranzo. Con i soliti "cento euro" non previsti, fornisco l'auto di una fiammante batteria nuova, risultato? Ora non funziona più correttamente il misuratore di livello del carburante e l'avviso acustico delle luci a motore fermo (altri cento euro?). Rientro a casa in tempo per infilare un po' di cibo "ad imbuto" nel gargarozzo e riparto per la destinazione lavorativa. 
L'uomo dei surgelati non ha più chiamato: mi devo preoccupare?



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Diario di un tarlo qualunque: Lo starnuto

Parliamo di polveri, quelle "legali" che trovate in ogni singola casa: che siano sottili o grossolane non ha importanza, si intrufolano, non invitate, nelle mie cavità nasali creandomi irritazione. Ora, non è che quando respiro in un ambiente polveroso io diventi intrattabile e mandi a quel paese chi mi ospita. Parlo di un altro tipo di irritazione: quella dovuta alla congestione delle mucose, un disagio che solletica le narici fino a farle ribellare e la ribellione si scatena con una pioggia di starnuti che mi lasciano senza fiato e che paiono non aver mai fine. Sono un uomo molto fortunato: un giorno forse morirò come i grandi e vecchi statisti russi, morirò con uno starnuto.



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Diario di un Tarlo qualunque: La vincita

Nonostante io sia assolutamente contrario al gioco d'azzardo, recentemente ho maturato una strana attrazione nei confronti dei "gratta e vinci".
Intendiamoci non acquisto mai biglietti di questo tipo perché so perfettamente che per ogni euro vinto, ne perderò minimo cinque.
Allora da dove viene questa mia insana curiosità nei confronti di questo tipo di gioco?
Ebbene, nel corso della mia breve vita di "grattatore", ieri ho avuto il piacere di vincere, per la prima volta nella mia vita, un panetto di burro con i "gratta e vinci" della coop. 
Sono certo che i maligni ora mi scherniranno dicendo che, visto il clima politico, lavorativo e istituzionale, avere del burro in casa, può tornare utile e che comunque, la mia, è una vincita del cavolo.
L'invidia, si sa, è una brutta cosa! Ho vinto del burro e voi no! Fatevene una ragione.



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Diario di un tarlo qualunque: La sostituzione della lampadina (Tratto da una storia "quasi" vera)

Istruzioni, quasi vere, per il cambio di una lampadina in una automobile di marca tedesca che, per evitare querele, non nominerò: 
"Per sostituire la lampadina lato passeggero dovremo prima spostare il vaso di espansione del circuito refrigerante in modo da poter accedere con la mano alla sede della lampadina. Nel caso del faro lato conducente dovremo invecere rimuovere il serbatoio dell’acqua del tergicristallo.
A questo punto seguono le fasi della sostituione:
Rimuoviamo il coperchio in plastica nera
Sfiliamo il connettore elettrico
Ruotiamo la corona in plastica in senso anti-orario. Sostituiamo la lampadina
Giriamo la corona in senso orario
Posizioniamo il coperchio. Rimontiamo il tutto è, quando ci saremo accorti di non riuscire a rimontare il vaso ad espansione o il serbatoio del lavavetri, potrete tranquillamente chiamare il carro attrezzi e far portare la vettura dall'elettrauto o da un meccanico professionista. E che cavolo! Volevate risparmiare qualche euro? Noi costruttori di auto crucche (ma ultimamente anche i costruttori italici o d'oltralpe) non ve lo permettiamo! L'economia va fatta girare. Avete speso 3 euro per la lampadina? Ora ne spenderete 100 manodopera esclusa" 


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Il ritorno della vita da "tarlo"

Nelle prossime ore, riprenderà l'attività di questo vecchio blog, 
Vedrò di recuperare, magari rivedendoli e correggendoli, gli sproloqui che sono solito pubblicare su altri social.
Restate quindi sintonizzati: il diario riapre e riprende le sue attività.

Diario di viaggio "il romanzo"

Diario di viaggio: capitolo 1 Giorno prima della partenza. Avere avuto una moglie di un certo tipo, avrebbe dovuto condizionare la vi...