martedì 8 agosto 2017

Lo strascicatore (Racconti da spiaggia parte terza)

Oggi, in spiaggia, sembra di essere sulla A14 in orario di punta. La cosa non può che farmi piacere per gli imprenditori che si occupano di turismo. Io, che certe volte sono più orso, mi isolerò e (salvo sorprese) eviterò di raccontare ciò che accade sulla battigia. Come mai? Beh e se qualcuno riconoscendosi nelle frasi riportate nei miei post, iniziasse a guardarmi torvo e iniziasse a scavare una fossa due metri per due per far sparire un corpo baffuto? 
D'accordo, avete ragione: probabilmente leggo troppo gialli e non corro nessun pericolo per cui ora vi narrerò del mio vicino di ombrellone che strascica i piedi nella sabbia sollevandone alcuni quintali...
Si? 
Cosa dice?
Ma no, non sto parlando di lei.
Auch! Ahia

I letori scusassero se per cualche giorni il proprietario di kuesto celulare non scrivesse sul suo profilo, ma ci ho spezzato le ditine kosi imphara a pigliarmi p'o kulo.
Firmato lo strascicatore di piedi


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lunedì 7 agosto 2017

Racconti da spiaggia parte seconda

Sciabordio dell'acqua, i tormentoni musicali che escono dalle casse dello stabilimento balneare e bambini che corrono sulla spiaggia sollevando nuvole di sabbia. I bambini più pestiferi, chissà perché, si chiamano sempre Matteo, Mattia o Nicola.
L'ultimo nome mi evoca qualche ricordo: un bambino di origine francese di nome Nicolà (con l'accento sulla a) che, tanto tanto tempo fa, passava le sue vacanze scolastiche sulle spiaggie romagnole. Era un bambino super iper attivo (non che a quell'età io fossi un esempio di educazione britannica, ma probabilmente ero obbligato ad una maggiore obbedienza)che non trovava mai pace: ora saltava su un pedalò, ora faceva lo slalom tra gli ombrelloni, ora si tuffava in acqua e poi si rotolava nella sabbia per poi tuffarsi nuovamente e ammirare le limpide acque che si intorbidivano.
Nicolà era il classico esempio di bambino giocoso è felice.
Quando era obbligato, per evitare congestioni post pasto, a restare vicino all'ombrellone dei genitori, il piccolo era solito scavare buche profondissime sollevando metri cubi di sabbia attorno a se.
Ancora ricordo la voce del mio baffuto zio che bonariamente riusciva a calmare la piccola peste, parlando un miscuglio tra francese e dialetto romagnolo: "Nicolà tu n'ha da tiré pas il sabbiòn sot mon ombrellòn che sennò um si zira i maròn". A quelle parole il piccolo Si fermava per un decimo di secondo, poi ripartiva felice con le sue impetuose costruzioni.
Oggi forse i francesi non frequentano più le nostre spiagge, ma i bambini continuano a fare il loro mestiere, a costruire, inventare, creare piste nella sabbia indipendentemente dalla loro nazionalità e dal loro colore della pelle. Perché, almeno in questo, i bambini sono migliori di noi e sanno trovare un punto di incontro anche quando parlano lingue diverse.
Di una cosa però sono convinto. Mio zio aveva inventato "l'esperanto" perfetto perché (provateci e vedrete se dico il falso), nel mischiare dialetto romagnolo e lingua francese, riesci a farti capire in ogni parte del mondo.


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domenica 6 agosto 2017

I racconti della spiaggia parte prima

Ho sicuramente preso qualcosa  da mio nonno... si perché mi ritrovo a fare le stesse identiche cose che faceva lui, magari in modo diverso, ma le faccio.
Ma permettetemi di spiegare meglio: mio nonno, in spiaggia, apriva il giornale e iniziava a leggere, poi chissà per quale oscuro motivo, il quotidiano,  restava misteriosamente aperto alla stessa pagina, per ore e ore. 
Lo sguardo, nascosto da potentissimi occhiali da sole pareva  rivolto ad interessanti articoli di politica estera,  ma la realtà era un altra: dietro a quegli oscuri occhiali da sole, c'era uno sguardo vivissimo da grande osservatore... di bellezze al bagno. Fermo, immobile: non un muscolo che si muoveva, ma se guardavi tra la lente scura e le stanghette, il movimento degli occhi era attivissimo ed era uno sguardo compiaciuto da ogni singola "curva" femminile. 
Il giornale era solo una  maschera per nascondersi dagli strali di una nonna forse un po' gelosa. 
A differenza di mio nonno, io ho la possibilità, grazie ad una consorte permissiva e poco gelosa, di posare l'occhio là dove, ad altri uomini, non è concesso. 
In fondo si osserva non per libido o sordidi desideri, ma perché l'occhio è ladro e la curiosità, almeno in spiaggia, è maschia.



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sabato 5 agosto 2017

Il fai da te

L'uomo, inteso nel senso di viril maschio, solitamente fa bene due cose: la prima è guardare con interesse all'altra metà del cielo, la seconda è il "fai da te".
Non esiste uomo che non sia in grado di riparare un rubinetto che perde o montare una mensola in perfetto squadro. 
Logico dunque pensare che, nel momento in cui si inizia a parlare di ristrutturazione, il "maschius intraprendentis" inizi a schiumare di gioia pensando intensamente al seghetto alternativo (e già la parola seghetto dovrebbe far pensare) e quante sparachiodi potrà acquistare per poter poi mostrare le sue capacità lavorative. 
Questo nella normalità, poi, ci sono io.
Ogni volta che sento parlare di ristrutturazioni, montaggio mensole, imbiancatura, smontaggio di motori o quant'altro, inizio a sentire i seguenti sintomi: mal di testa, tachicardia, orticaria, attacchi di panico, gomito del tennista e diarrea (si, a me il "fai da te" da anche quest'ultimo invalidante sintomo). L'unico gesto che penso riuscirei a fare, quando mi si parla di  hobbistica, è quello dell'ombrello.
Tanto è matematico: ogni volta che tento la via del "fai da te", qualcosa mi si rivolta contro obbligandomi poi ad un ulteriore aggravio di spese per riparare ciò che immancabilmente, riesco a guastare. 
A proposito: nella foto sottostante, vedrete tra le mie mani, il volantino di una nota catena di negozi dedicati al "fai da te".
La foto è un po' mossa e me ne scuso, ma solo al pensiero di valutare la possibilità di effettuare qualche lavoro in autonomia, mi fa tremare le mani.


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venerdì 4 agosto 2017

La desertificazione

Ci stiamo desertificando: è un dato di fatto e non lo dico io, ma scienziati di tutto il mondo. L'innalzamento delle temperature fa si che i consumi di acqua per irrigare o per uso umano aumentino e che le fonti si riducano. Lasciamo perdere discorsi più grandi di me che sicuramente non sono in grado di affrontare, vengo al dunque di questo discorso.
Il caldo fa desiderare di bere cose fresche e, più aumenta la temperatura, più frescura cerchiamo e io non sono da meno.
Peccato che i miei "ghiaccini" da borsa frigorifera, siano ormai esausti e debbano essere sostituiti. 
Mi metto quindi alla ricerca del fresco oggetto del desiderio, ma pare che, almeno in tutti i supermercati della mia città , i "ghiaccioli da borsa frigo" siano esauriti.
Son due giorni che giro senza successo e se tanto mi da tanto, mi arricchirò vendendo quelli esausti diventando ricchissimo. Si perché non ci si spiega come mai, improvvisamente, questi pezzi di plastica contenenti refrigerante liquido, siano improvvisamente spariti dagli scaffali.
Immagino orde di turisti, cercare di farsi "piumoni" di ghiaccini nel tentativo di rinfrescare le membra surriscaldate dalla calura di questi giorni e sinceramente penso non sia una bella immagine. 
Purtroppo per voi, son dotato di una fervida immaginazione e non posso fare a meno di immaginare cose di questo genere.
Comunque, concludendo, vendo ghiaccini esausti a prezzo elevatissimo, astenersi perditempo. Tanto se li volete, sono gli unici disponibili sul mercato quindi: non tirate sul prezzo e pagate!

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martedì 11 luglio 2017

Burocrazie

Ci sono giorni in cui, litigare con la burocrazia e con certi impiegati, ti rende uno psicotico con tendenze omicide. Non starò a raccontare chi, cosa e quando. 
Ma se alleghi la documentazione ad una mail e l'impiegato ti dice che mancano i documenti che invece sono allegati, i caso sono tre:
1) non leggono bene le mail e non vedono la documentazione allegata 
2) devo averli interrotti durante la partita a solitario o battaglia navale
3) probabilmente sono culturalmente troppo in basso per non capire i loro  complessi collegamenti neurali. 
Detto questo, spero non sia considerato reato sognare di far esplodere il computer di certi uffici.
Quello che riporto è un esempio di dialogo che potrebbe essere incorso tra il sottoscritto e un certo ufficio: "Scusi, posso sapere dov'è il bagno?"
"Ha presentato il modulo azw304/b?"
"Ma io vorrei solo sapere dov'è il bagno che avrei..."
"Avete tutti fretta! Ma senza modulo azw304/b lei non va da nessuna parte"
"Ho capito, non voglio chiederle eccezioni perché ritengo non sia giusto nei confronti degli altri, ma posso sapere dove scaricare od ottenere il modulo azw304/b?"
"Assolutamente, lei deve collegarsi al nostro portale, ma solo dalle 12 alle 12 e 03, andare sulla pagina dedicata agli utenti registrati e scaricare il modulo xyz51/47bis"
"Ma scusi, il modulo non aveva come codice azw304/b?"
"Certo, ma senza la documentazione ben compilata del  xyz51/47bis non potrò fornirle l'axw304/b"
"Una volta ottenuto quel permesso, lei potrà dirmi dove è il bagno?"
"Scherza? Certo che no! La
Domanda va poi inviata alla presidenza che dovrà concedere il permesso e prima di 30 giorni non potrò offrirle risposta, anzi 45 giorni lavorativi perché vado in ferie e non essendoci sostituti, l'ufficio resterà chiuso"
"Ma per le urgenze? Guardi che la situazione peggiora e poi cosa le costa dirmi dov'è il bagno? Su si tratta di ben poca cosa"
"Poca cosa dice? Sta scherzando. Lei vuole parlarmi di anarchia! Occhio potrei segnalarla alla presidenza e suggerire che le diano risposta negativa"
"E io le cago sulla scrivania!"
"Questa è minaccia a pubblico ufficiale, guardi che chiamo la sicurezza! Se ne vada e in fretta e si scordi del modulo axw304/b perché lei non otterrà mai nulla da noi!"
Prooooot


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lunedì 10 luglio 2017

Nottate televisive

La notte televisiva ci prepara a sopravvivere al peggio: ci insegna, ad esempio, come comportarci se vogliamo esportare sugna in Australia, o ci propone salvataggi improbabili nei pronto soccorso americani, ma soprattutto ci informa sul come sopravvivere, per intere settimane, in una foresta piena di pericoli, senza cibo, acqua e vestiti.
Si perché il viaggiatore estremo, non capisco perché, ama farsi gettare in una selva oscura come  mamma lo ha fatto, ovvero nudo nato e senza coltelli o attrezzi che possano aiutarlo in mezzo ai pericoli delle tundre.
Premesso che non sopravviverei nemmeno due minuti in una di quelle lande sperdute nemmeno se mi lasciassero in giacca e cravatta e armato di forchetta e coltello, mi chiedo: a chi giova vedere uno nudo come un verme che si nutre di bacche, radici o (nei casi peggiori) di lucertole o insetti?
Io credo si tratti di operazioni di marketing perché ogni volta che vedo sti poveri estremisti della sopravvivenza, mi convinco sempre più che per le mie vacanze mi farò ospitare in resort a cinque stelle. 
Si perché sono certo che sia più saggio far colazione con caffè e brioches piuttosto che con un riccio o una lucertola arrostita. 
Insomma: i protagonisti di "Nudi e crudi" o Ed Stafford, specialista e interprete di trasmissioni sulla estrema sopravvivenza, saranno anche "duri a morire", ma sono convinto di sopravvivere più a lungo io in mezzo alle comodità.


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Diario di viaggio "il romanzo"

Diario di viaggio: capitolo 1 Giorno prima della partenza. Avere avuto una moglie di un certo tipo, avrebbe dovuto condizionare la vi...