martedì 6 giugno 2017

Pettegolezzi d'estate

Mentre mia moglie ascolta rock con le cuffiette, io fingo di risolvere gli enigmi orizzontali e verticali proposti da un noto settimanale enigmistico, in realtà, mi dedico al mio sport preferito: ascoltare i pettegolezzi delle mie vicine di ombrellone. Apprendo così che acqua, limone e zenzero in soluzione acquosa sono un ottimo aspro e piccante depurativo. La ragazza offre la bevanda alle sue amiche che, dopo aver assaggiato, infamano la loro conoscente con termini cordiali quali "ma che cazzo bevi!".
Si passa poi alle proprietà delle creme solari, con cui stanno spalmando dei recalcitranti fanciulli desiderosi solo di "raviolarsi" nella sabbia cosa che fanno non appena cosparsi di olio. I discorsi poi virano verso "quella zoccola della collega".
Mi stupisco che ancora non abbiano attaccato con le lamentele sui propri compagni di vita, ma probabilmente è ancora troppo presto per farlo e quando inizieranno ne parleranno da leonesse arrabbiate.
Nel frattempo da dieci minuti osservo la prima definizione del mio cruciverba che recita: "li rischia chi ha un micio" e penso che tutto questo abbia un senso.
Benvenuta estate.



 
Per l'immagine © Aventi diritto
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domenica 4 giugno 2017

Di ragni, di uomini e di uomini ragno

Un orrendo, gigantesco e monumentale ragno passeggia beatamente sul soffitto della sala in cui lavoro.
Non soffro di aracnofobia, ma provo comunque una sensazione di grande disagio. 
Io e un ragno nella stessa stanza è una roba che non può, anzi, non deve accadere.
L'aracnide è così grande che nemmeno la mia scarpa basterebbe ad eliminarlo.
E se poi,  nel tentativo di farlo fuori, l'orrido insetto si ribellasse? 
Si sa come vanno a finire certe cose:  il ragno potrebbe essere  radioattivo e  pungermi ed è noto che, un essere umano punto da un insetto che ha assorbito importanti quantità di radiazioni, finisce per  acquisire il potere di sparare ragnatele dalle mani e di appendersi alle pareti di casa. 
Poi qualcuno, inizierebbe a dire che "da un grande potere derivano grandi responsabilità" e altre storie simili e da lì si finirebbe per fare una vita di inferno combattendo contro supercriminali cattivissimi, ma soprattutto:  chi la sente mia moglie se comincio a spargere ragnatele in giro per casa?
Il ragno, a modo suo, comprende i miei dubbi e se ne va (per mia fortuna) verso la stanza in cui lavora il mio collega.
L'amletico dubbio balena nel mio cervello: avvisare o non avvisare l'ignaro compagno di lavoro sui pericoli che si appropinquano?
Egoisticamente decido di tacere evitando di lanciare allarmi: in fondo, se uno di noi deve diventare un uomo ragno, meglio sia lui perché se proprio devo diventare un supereroe allora preferisco diventare Batman (che sta economicamente molto meglio di me).
Mentre vi scrivo i miei pensieri, sento una puntura e vedo volar via una zanzara: la solita sfiga: ora avrò il potere di zzzzzzzzzzzzzzzz


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martedì 30 maggio 2017

Centro prelievi

Centro prelievi della AUSL, centinaia di persone che attendono il loro turno e che, quando scatta il numerino, sbagliano regolarmente ambulatorio creando caos.
Infermiere pazienti e pazienti impazienti riempiono i corridoi in un vociare che fa sembrare la struttura un alveare pieno di api.
Incontro un blando conoscente dall'aria antipatica che ha già fatto arrabbiare due infermiere sbagliando a leggere il suo numero e sbagliando l'ingresso negli ambulatori , si gira verso di me e sorride (ignorando che al mattino sono scontroso quanto un orso a digiuno) e con voce squillante attacca discorso chiedendo: "che ci fai qui?"
Sono poco propenso a rivelargli gli affaracci miei e replico con una risposta che vorrebbe troncare li ogni chiacchiera: "che ci faccio? Ma è logico: organizzo feste per vampiri, visto quanta gente riesco a far venire?"
Mi guarda con aria un po' stravolta e accenna ad un timido "non riesco mai a capire se scherzi o se parli sul serio".
Fortuna scatta il numerino e posso entrare senza aggiungere altro nell'ambulatorio a me riservato, quello giusto.


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sabato 27 maggio 2017

Corsi d'aggiornamento

Corso di aggiornamento: cerco in tutti i modi di arrivare tardi, ma evidentemente è "contro la mia religione" e così, stresso il collega che mi accompagna, ed arriviamo inspiegabilmente per primi.
Sfacciatamente scegliamo l'ultima fila convinti di poterci distrarre guardando il passeggio stradale, ma ahimè, al corso siamo solo una decina di persone e la nostra volontà di scegliere una "posizione strategica" viene completamente vanificata. 
Il bravo relatore cerca in tutti i modi di rendere interessante un argomento pieno di tecnicismi noiosissimi e qualche malalingua, potrebbe insinuare di avermi visto chiudere gli occhi, cosa che (sia chiaro a tutti) smentisco spudoratamente!
Dovessi anche aver abbassato le palpebre per un secondo (cosa assai improbabile visto il totale controllo a cui sottopongo il mio corpo) lo avrei fatto solo per concentrare meglio la mente sulle complesse terminologie e soprattutto per memorizzare meglio le variazioni degli articoli normativi che ci stavano inculcando.
Non chiudevo gli occhi certo per stanchezza: in fondo, anche se io e il collega eravamo svegli fin dalle cinque del mattino, ero così "fatto" che all'antidoping, sono risultato positivo alla caffeina che, per essere più attento e vigile, ammetto di aver assunto direttamente per endovena. Il fatto è che questi corsi si susseguono a ritmo incessante perché, il nostro stato, modifica le normative ogni tre per due.
Nemmeno fossimo al supermercato, già me li immagino i nostri legislatori che urlano per il mercatino delle norme: "venga signò abbiamo due belle normative nuove nuove e la terza gliela offro fuori peso".
Quel che oggi vale, domani potrebbe non andar più bene e poi tornare in vigore l'anno successivo.
Centinaia di pagine di regole, articoli, commi, sottocommi e note che variando, magari solo di una virgola, ci obbligano ad un continuo formarsi.
Insomma: la scuola non finisce mai e allora, da bravo studente giuro che, la prossima volta, smonto la penna bic che ad ogni corso, ci viene data in dotazione e la uso come cerbottana. 
Non lo faccio per me, ma per rendere più viva la classe...


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venerdì 26 maggio 2017

Il trattore

Non capisco bene il funzionamento degli algoritmi di Facebook.
Pensavo: uno mette nella lista dei desideri di Amazon un prodotto, ed ecco che Facebook te lo ripropone nelle sue pagine, ma io non ho MAI guardato pagine riguardanti trattori!
Forse trattasi di messaggio subliminale: magari molti di voi, vorrebbero mandarmi a zappare e così, il bieco algoritmo, tenta di farmi capire il messaggio con immagini di trattori giganteschi...
Son complicate le vie dei social.


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giovedì 25 maggio 2017

Alta cucina

Mia moglie ama preparare in proprio quel che mangia, mi spiego: se vuole mangiare pane, si prepara il pane, se desidera biscotti allora prepara impasto e inforna, se vuole yogurt si fa lo yogurt in casa. Insomma un bravo donnino.
Così non è insolito trovare, in frigorifero, vari contenitori con ingredienti salse e pietanze di ogni ordine e tipo.
Non essendo ormai sufficienti quelli che in romagna vengono chiamati "sgugiotti" (piccole scatole chiuse ermeticamente), ultimamente abbiamo deciso di riciclare i contenitori richiudibili di una nota marca di sughi pronti ed è proprio lì, che ultimamente, vengono conservati quelli che potrei definire "arditi esperimenti culinari".
Ricordo ai miei due lettori che, il sottoscritto, soffre di quella che è da considerarsi una patologica "memoria del pesce rosso": insomma, tendo a dimenticare le quotidiane istruzioni che vengono impartite dalla (quasi) paziente consorte. 
È quindi normale che un povero innocente marito, ignaro del contenuto di quei contenitori, veda un appetibile sugo ai funghi porcini e decida di condire con quel gustoso condimento, l'ultima confezione di ravioli alle melanzane a disposizione.
Potete immaginare la sorpresa infarcita da esclamazioni quali "diamine e poffarbacco" o "perdinci e acciderbolina", quando all'assaggio del raviolo, con grande stupore, il sottoscritto venga a conoscenza del fatto che il sugo ai funghi porcini è in realtà un dolcissimo yogurt di soia alla vaniglia.
Un tempo avrei dato in escandescenze e avrei gettato tutto nel bidone della spazzatura, ma la vocazione alla santità che ultimamente mi contraddistingue ha avuto la meglio.
Inoltre gettare via dei ravioli è da considerarsi peccato mortale. 
La soluzione?  Semplice: ho lavato ogni singolo raviolo saltandolo poi in padella con un vero ragù di soia. 
Dentro di me ora, cresce l'idea di acquistare un numero indefinito di contenitori che possano mostrare l'esatto contenuto ed eliminare tutto ciò che può trarre in inganno, perché sarò anche un inguaribile buontempone, ma sul cibo, diamine e accipicchia, non si può scherzare.


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martedì 25 aprile 2017

Colpa dei laccetti

Sei convinto di essere ancora un ragazzino pieno di elasticità ed equilibrio e così, decidi che puoi slacciarti i lacci delle scarpe restando in equilibrio su un piede solo.
Invece, dovrei ritenermi un elefante in una cristalleria, come spesso mi ricorda colei che condivide con me casa e cani , ma io no, mi ritengo un leggiadro fanciullo dotato di classe ed eleganza.
Sollevo il piede destro e il laccetto si "ingavigna" (tradotto per i non romagnoli: si torce irrimediabilmente) in un complicatissimo e inestricabile nodo. 
A quel punto, una persona saggia, poggerebbe a terra il piede, troverebbe una sedia ove poggiare l'importante deretano e scioglierebbe il nodo senza problemi di sorta, ma io non sono una persona saggia.
Resto in equilibrio precario tentando di sbrogliare l'ignobile matassa che lega la calzatura e vorrei poter usare anche i denti, ma quel nodo sembra essere stato fatto da Braccio di Ferro in persona.
Ed è in quel preciso momento che, il mio equilibrio, sembra trovare il triangolo delle Bermude. 
Nel cadere a terra cerco ogni possibile appiglio e in casa mia, sul mio comodino, l'unico "appiglio" possibile è una colonna di libri alta almeno un metro e mezzo.
So che siete personcine dotate di fervida immaginazione e vi lascio immaginare il marasma di libri che rovina a terra mentre io, miracolosamente, riesco a restare in piedi.
"Mi serva di lezione!" -penso-
"Per slacciarsi una scarpa è opportuno farlo in maniera comoda e cioè: da seduti"
Ma la saggezza non è il mio forte e non appena la mente ha partorito quel logico pensiero, mi rimetto in piedi alzo il piede sinistro e ripeto le operazioni...
Morale: l'uomo non impara mai dai propri errori. 


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Diario di viaggio "il romanzo"

Diario di viaggio: capitolo 1 Giorno prima della partenza. Avere avuto una moglie di un certo tipo, avrebbe dovuto condizionare la vi...