lunedì 27 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: Tra demonio e santità

Questo è l'inferno, ve lo dico io. Non ho dubbi su quanto affermo e, se si da un occhiata alle cerchie infernali, converrete con la teoria del sottoscritto. 
C'è il cerchio del limbo, che deve essere anche abbastanza divertente se non fosse che per passare si deve ballare piegando il più possibile la schiena all'indietro a ritmo incalzante di musica.
C'è quello dei lussuriosi, che non commenterò, ma che so essere un club parecchio frequentato, poi quello dei golosi di cui parlerò più avanti, quello degli avari (gestiti dalle banche). Esiste anche il girone degli iracondi e accidiosi, ambitissimo da un certo popolo che frequenta social network ed è ormai così pieno da sfociare nei gironi degli eretici e dei violenti. Non andrò oltre, ma se ci pensate tutti questi "gironi" fanno parte del nostro quotidiano vivere terreno. La consolazione? Al termine di questa vita suoneremo tutti l'arpa su una nuvoletta e berremo un caffè privo di controindicazioni tutte le volte che vorremo (in fondo saremo in paradiso e cavolo: elimineranno il nervosismo da caffeina no?).
Naturalmente io ambisco alla santità e contrariamente a quanto affermeranno i maligni che fingono di conoscermi, mi impegno e mi applico e sono quasi certo di essere sulla retta via, ma in questa vita infernale, ne sono quasi sicuro, faccio parte del girone dei golosi e credo anche di essere un buon caposquadra.
Comunque, vi stavo dicendo, al termine di questa vita infernale, ci aspetta un bel posto da orchestrali nell'alto dei cieli...
Salvo che non arrivi anche lì, una qualche "Fornero" e dia il via, visto il sovraffollamento di arpisti, al rito della reincarnazione.
Sarebbe una vera fregatura!



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mercoledì 22 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: La difficile e incredibile vita, di uno scrittore alle prime armi

L'ho già detto e scritto in passato: A chi mi consiglia (si, ogni tanto qualcuno si prende la briga di farlo davvero) di intraprendere la carriera di scrittore, rispondo che raccontare storie è un mestiere complicato e assai difficile. Innanzitutto occorre sapere bene dove mettere le "acca", evitare accuratamente di confondere le "c" con le "k" e avere confidenza con la grammatica italiana. Vi giuro che ho provato a chiederle l'amicizia e frequentarla, ma si è sempre negata e nemmeno mi degna di un saluto: la grammatica è un personaggetto un po' ostico.
Non solo: La vita di uno scrittore è fatta di sacrifici, di profondi momenti di meditazione, di studio dei particolari, di abnegazione e rispetto nei confronti della macchina da scrivere (o del computer). 
Intere giornate passate a incrociare trame e sotto trame, a far combaciare il numero di righe scritte al numero di "cartelle" commissionate (caspita, io nemmeno so quante righe compongano una cartella dattiloscritta e se anche un giorno dovessi saperlo: diavolo non sono un ragioniere, ma un apprendista "scrittore" coniugo parole non numeri). 
Una cosa che però potrebbe non dispiacermi, è vivere la vita "monastica" dello scrittore in cerca di una storia da raccontare. Un eremitaggio in luoghi più o meno solitari utili ad aprire la mente e lasciar spazio alla musa ispiratrice.
Mi piacerebbe, ho detto, ma so già come andrebbe a finire, per cui ecco a voi "l'immaginaria giornata tipo del neo scribacchino in cerca di avventure" inutile dirvi che, il neo scribacchino, verrà interpretato dal sottoscritto di "persona personalmente".
...
Mi trovo in montagna (o in qualsiasi altro magico e incantevole luogo che si adatti alla meditazione). In questi mesi, vivo lontano o quasi, dalle distrazioni del mondo civile. 
L'aria è pura, il cielo è terso, solo alcune nuvole, a forma di pecorelle, mi fan considerare l'idea di portarmi dietro l'ombrello, ma resto ottimista e comunque ho il cappuccio nel k-Way che indosso. Sono le dieci e mezzo del mattino. Praticamente per me è l'alba. Resto desto tutta la notte a scrivere il romanzo che l'editore Poverazzo mi ha commissionato. 
Lavoro duro e lascio spazio a ben poche distrazioni. 
Questo è l'eremo che porterà alla pubblicazione di quella storia che da tempo mi ronza nella testa.
Una sostanziosa colazione, porterà preziosi zuccheri e ossigeno al cervello. Decido di prenderla comoda e leggo il giornale, in fondo un uomo dedito alla scrittura, deve assolutamente essere informato sui fatti. 
Se, un domani, il mio romanzo avrà successo, le televisioni faranno a gara per avermi come opinionista e non posso certo farmi trovare impreparato. 
La lettura del quotidiano è quindi considerata "lavoro di informazione e dati" attività senza dubbio utile alla mia carriera.
Esco dal bar ed è mezzogiorno e mezzo. Giusto in orario per raggiungere il ristorante che, così gentilmente, il mio editore ha messo a mia disposizione. Qualche chiacchiera con la cameriera simpatica e carina, poi dritti alla camera d'albergo per iniziare seriamente a...giocare a "Candy Crush".
Si, perché uno scrittore deve avere la mente libera e giocosa o il libro, verrà fuori una schifezza.
Temo di aver giocato un po' troppo, si sta facendo pomeriggio inoltrato, ma ora apro immediatamente il file di word. 
Non è colpa mia se ho un computer lento, nell'attesa che il file richiesto appaia sullo schermo, do un occhiata al telefonino, naturale quindi che le mie attività vengano distratte da alcune notifiche di Facebook, di whatsapp, di Messenger, di telegram e chi più ne ha più ne metta.
Uno scrittore deve mantenere buoni rapporti con i suoi fan, per cui (nonostante il ritardo sulla tabella di marcia), decido di rispondere a tutti. Potrei rispondere in modo secco e conciso, ma finirei per essere scambiato per uno di quegli artisti che, quando arrivano alla fama, se la tirano.
Sorrido perché, parlare di "fama", mi ha messo fame ed effettivamente il tempo è volato è già ora di cena.
La luna, mai così piena, accoglie la mia uscita e mi tiene compagnia fino all'ingresso del ristorante. 
Mentre sorseggio un cognac a fine cena, osservo rapidamente l'orologio e mi accorgo di quanto rapidamente passino le ore. Proprio questa sera che mi ero ripromesso di premiare il mio impegno e guardare la puntata di Montalbano in TV...
Che sarà mai, lavorerò più a lungo questa notte. In fondo mancano solo trecentodiciotto pagine alla fine del romanzo, se mi metto di "sbuzzo" buono, entro quindici giorni potrei aver finito la prima stesura, giusto nei tempi stabiliti dall'editore. Guarderò quindi la puntata del telefilm, dedicata al commissario creato dal maestro Camilleri, poi mi metterò al lavoro.
O così almeno progetto, se non che, al termine della fiction, sento le palpebre pesanti. Chiudo giusto gli occhi cinque minuti giusto per dare sollievo alle pupille poi giuro...
Cavolo! Sono già le dieci e mezzo del mattino!
...
Ecco, questa la mia giornata tipo (moltiplicata per il resto dei miei giorni), se mai dovessi scrivere un romanzo o intraprendere la carriera dello scrittore. 
Uscirebbe un libro ogni cinquant'anni e credo che nessun editore sia disposto ad investire su un pigro del mio calibro. Lasciamo quindi che siano gli scrittori, quelli veri, a narrare storie e avventure, perché da me (per fortuna o purtroppo e per ora) avrete solo facezie da social.


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martedì 21 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: Mi sdoppio in...quattro

Un noto partito, in cui si predica (anche come quotidiano) "L'Unità" si sta scindendo in altri mille correnti e movimenti. Mi accorgo che nemmeno io vado molto d'accordo con me stesso: ho provato a chiedere un congresso e ho pure minacciato la scissione, ma pare che in organi umani e non politici, la cosa non sia possibile: Maledetta politica


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venerdì 17 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: Artigianato

E' risaputo: i tecnici che riparano cose, non hanno mai il pezzo di ricambio che serve sul loro furgone. Spesso devono andare a prenderlo in magazzini segreti che si trovano al di la del normale spazio tempo, forse addirittura su altri pianeti. Essi infatti svaniscono, chiedendoti il numero di telefono perché, appena reperiranno il pezzo, saranno loro a telefonarti.
Ho personalmente chiesto, tre anni fa, ad un artigiano di fare un piccolo lavoretto in casa e, il tecnico, ha esordito dicendo: "Beh non vorrai certo farlo ora! Facciamo che a ottobre ti chiamo io". Stupido io a non chiedere "A Ottobre, ma di che anno?".
Infatti sono ancora qua che aspetto.
Il problema però è che, in molti casi, la "manodopera", parte (misteriosamente) fin dal momento della chiamata. 
Resto convinto di aver sbagliato mestiere. Oggi, per la cronaca, ho richiamato l'artigiano in questione per un lavoro urgente: è arrivato, ha studiato attentamente il problema e ha detto che purtroppo non aveva sul furgone il pezzo di ricambio, ma che passerà più tardi. Un rumore da teletrasporto lo ha portato via, probabilmente in Giappone, E io sono ancora qua che, pazientemente, lo attendo fiducioso. Anche stavolta però, non ho chiesto "Ma più tardi a che ora? Oggi? Domani? Entro il 2017?" Sono uno stupido lo so.
Non solo:  so anche che, quando presenterà il conto (per la sostituzione di un pezzo che in origine costa pochi euro), dovranno defibrillarmi per almeno due giorni. 


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giovedì 16 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: la scienza del singhiozzo

Mi chiedo perchè la scienza non mi abbia mai preso sul serio!
IL SINGHIOZZO QUESTO SCONOSCIUTO: 
Innanzitutto, cari dottori e care dottoresse, adorate infermiere e simpatici infermieri benvenuti a questa riunione scientifica. Parleremo oggi del Singhiozzo. Prima di iniziare occorre specificare quanto segue: 
Esistono vari tipi di singhiozzo. 
1) Il singhiozzo vulgaris: classico singhiozzo da pre pennica post digestiva. 
2) Il Singulto complex: Solitamente si presenta dopo aver mangiato mollica di pane, fette biscottate, pastine del Mulino bianco o cose simili. 
Parliamo ora del terzo pericolosissimo caso: 
3) Singhius vocalis magnum. Ovvero un unico singolo singhiozzo che appare al relatore di una qualsivoglia conferenza e in piena potenza vocale. In questo caso il sintomo si presenta anche con l’aggiunta di un classico rossor di gote (rossicor timidus figuraccea) dovuto solitamente all’ilarità del popolo ascoltatore. 
Ultimo tra i casi noti è il caso del “Singhiuttum Rutellae”. 
Il Singhiuttum Rutellae si manifesta molto spesso nella specie maschile della razza umana. 
Certi uomini, infatti, sono soliti mascherare un rutto plateale mascherandolo in singhiozzo con risultati spesso imbarazzanti per gli uditori e i vicini di poltrona. La medicina in questo caso, valuta con estrema attenzione la tesi presentata da alcuni scienziati che dichiarano che il problema possa essere provocato da una cattiva alimentazione/digestione. Altri scienziati invece propongono la tesi di una malattia virale e infettiva ovvero la “Maleducatio Imperanti”
Poche le cure possibili per la cura di queste patologie (che nei casi più gravi possono divenir croniche). 
Occorre innanzitutto diagnosticare in tempo, quale possa essere la patologia da curare ma analizziamo i singoli casi. 
1) Singhiozzo vulgaris, terapia: Improvvisa e violenta pacca sulle spalle e un urlo in puro stile “film horror”. Questo tipo di cura non sempre funziona. In alcuni casi la reazione del paziente a questo tipo di “terapia d’urto” provoca malumori e nei casi più gravi anche la fine di antiche amicizie. In alternativa a questo tipo di cura potrebbe essere il trattenere il respiro il più a lungo possibile giocando contemporaneamente con un diaframma. Se non avete il diaframma (solitamente tutti ne abbiamo uno) consigliamo di farvelo prestare da vostra moglie o dalla vostra amante. Se risvegliandovi avrete addosso una maschera ad ossigeno allora vorrà dire che avete trattenuto troppo il respiro. Nei casi più gravi il singhiozzo passa in maniera, come dire: definitiva.
2) Il Singulto Complex: Alcune teorie affermano che la terapia più adatta sia quella di bere alcuni litri d’acqua zuccherata in 7 secondi netti. Questo tipo di cura però, è ancora in fase sperimentale e difficilmente supererà gli sbarramenti imposti dal ministero della salute. Altra possibilità è quella di bere un bicchier d’acqua zuccherata a testa in giu. Per farlo occorre portare con le braccia, un bicchiere di acqua zuccherata nelle vicinanze del vostro fondo schiena. Poi chinatevi in avanti, raggiungete il contenitore e bevete 7 sorsi esatti del liquido. Se riuscite a rialzarvi il singhiozzo sarà passato, se invece resterete “bloccati” in quella strana posizione, rivolgetevi ad un ortopedico professionista evitando però di spiegare il perché vi trovate in quella strana posizione.
3) Singhius Vocalis Magnum: Unica terapia possibile… la fuga verso la toilette e un pianto nervoso liberatorio.
In ultimo desideriamo parlarvi dell’unica terapia possibile per questo grave caso: 
4) Singhiuttum Rutellae: Non invitate più a serate di gala questo tipo di paziente… Se proprio non potete evitare la sua presenza, organizzate le vostre serate presso l’Osteria il Puzzone che si dichiara disposta ad offrire sconti se presenterete il tesserino sanitario.
Altre terapie sono allo studio e non mancheremo di darvene notizia e vi ringraziamo per la vostra cortese presenza a codesto simposio.
Dr. Daniele Tarlo Tarlazzi primario di Singhiozzologia presso il suo ambulatorio privato.



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Diario di un tarlo qualunque: il furto del biscotto

Uno non può rubare un biscotto extra a base di grano saraceno, che subito le maledette telecamere di sicurezza filmano tutto... Gombloddooooo! Siamo ipercontrollati!



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Diario di un tarlo qualunque: La vita

Se chiedi ad un bambino che cosa sia la vita, risponderà che la vita è fatta di combattimenti spaziali, di fiumi in cui scorre il cioccolato, di giochi a perdita d'occhio, di pianti (pochi), risate e sorrisi, di sogni da realizzare. Poi tutto questo un giorno si trasforma: i sogni si perdono. Ti rendi conto che anche se nei fiumi scorresse vero cioccolato (invece che melma maleodorante), non hai più l'età per poterne mangiare a chili. Che le lacrime faticano ad uscire perché la vita ti ha indurito e che i sorrisi si vanno pian piano diradando. Il pensiero che, per un adulto, la vita sia "far quadrare i conti" è una disillusione assai dolorosa. La cosa ancora più triste è che inizio a pensarlo anch'io. 
Mi sento sempre più prigioniero di un mondo che nemmeno permette più di sognare perché anche l'evasione ha costi "vivi, fisici e morali". Libero si, ma di non potere, di non fare perché per fare e potere occorre anche avere "palle" (Le mie si sono rotte a furia di sbatterle nella realtà). Forse era meglio nascere in un mondo meno evoluto o forse il mio pensiero, non propriamente positivo, è frutto di una profonda crisi di mezza età. Certo tutto passa, tutto scorre e ci si adatta, ma resta un po' di amaro in bocca e quell'amaro non è nemmeno un cynar.


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Diario di viaggio "il romanzo"

Diario di viaggio: capitolo 1 Giorno prima della partenza. Avere avuto una moglie di un certo tipo, avrebbe dovuto condizionare la vi...