sabato 1 luglio 2017

La giornata dell'ottimista

Esiste una giornata mondiale (ma anche nazionale sarebbe ben accetta) dell'ottimismo? Sono fermamente convinto che la creazione di una simile "festività", almeno una volta all'anno potrebbe migliorare sensibilmente gli umori della gente e magari convincere madri, a volte eccessivamente apprensive, a non iniziare una conversazione di questo tipo con il proprio figlio:
"Allora? Come è andata la visita?"
Chiede tramite una nota piattaforma messaggistica la donna che mi ha dato i natali.
"bene" - rispondo io- "dovrò fare qualche altro accertamento, ma tutto ok."
Il tempo di un respiro e l'ottimistica replica non tarda ad arrivare:
"COME FA AD ESSERE ANDATA BENE LA VISITA, SE DEVI FARE ULTERIORI ACCERTAMENTI?"
Mi accomodo meglio nella bara che mia madre mi ha così precocemente fornito e sistemando alla bell'e meglio il cartello con scritto "non fiori, ma opere di bene intestate a mia moglie", mi appresto a rispondere con l'amorevole calma che mi contraddistingue: "devo fare ulteriori accertamenti per capire le motivazioni di certi sintomi, ma credo si possano escludere malattie letali. Almeno per ora"
"Ah ok... però tienimi informata" che, tradotto dalla lingua madrese, potrebbe significare che la mia risposta non l'ha affatto convinta.
Ora capite la necessità di istituire una giornata che inviti il mondo ad un maggiore ottimismo.
L'ottimismo è garanzia di lunga vita e serenità.
In fondo, però, io predico bene e razzolo male per cui ricordate: in caso di mia prematura dipartita, non fiori, ma opere di bene intestate a mia moglie.
Ora che ci penso: le opere di bene potreste anche intestarle a me che magari poi mi reincarno (ora ditemi che non sono ottimista) 😜


Intervista ad una anziana "segugia"

Buonasera mie care spettatrici e spettatori di Facebook. Questa sera intervistiamo il  cane più vecchio della famiglia Tarlazzi:,un segugio italiano a pelo raso adottato anni fa dal canile di Imola.
Intervistatore: "Ciao Ciquita, come va?"
Ciquita: "non male, ho appena mangiato due cubetti di Emmenthal svizzero, avrei preferito della mortadella o del Parmigiano, ma bisogna sapersi accontentare di ciò che passa il convento"
Intervistatore: "appunto vorrei conoscere meglio la tua giornata tipo in quello che tu chiami convento"
Ciquita: guarda, spesso la sveglia è alle cinque e mezzo del mattino per la preghiera alle lucertole (che il creatore le protegga numerose).
Ogni mattina, durante il mio giro di controllo, osservo con attenzione ogni albero e ogni anfratto per scovarne qualcuna...
Intervistatore: "quindi posso pensare che le lucertole siano una tua grande passione"
Ciquita: "no, in realtà è solo una cosa che sento di dover fare soprattutto in estate. Le lucertole mi affascinano, ma se parliamo di passione vera, allora dobbiamo parlare di cibo."
Intervistatore: "quindi ti piace il cibo, hai preferenze?"
Ciquita: "Mangio indifferentemente crocchette barf, cubetti di emmental che faccio cascare dalle mani dei miei  coinquilini umani. Mi basta guardarli, soprattutto il pirla maschio: gli fai gli occhi dolci e il cibo arriva in automatico, ma amo molto mangiare anche durante le passeggiate.
In giro si trovano sfiziosissime cosette di alta qualità come: uccelli morti ben frollati, ranocchi secchi e soprattutto succose merde di altri cani..."
Intervistatore: ehm... temo che il tempo a nostra disposizione sia finito, arrivederci all prossima puntata..."
Ciquita: "Si perché ci sono merde di vario tipo, più morbide o più stagionate, io prediligo quelle croccanti... hey: dove scappa torni qua!"
Continua?

lunedì 19 giugno 2017

È solo lunedì

La settimana inizia così:
1) Telefoni al medico per appuntamento e il medico è in ferie non si sa fino a quando
2) Attendi per ore un corriere e scopri che il tuo pacco, partito da Moena, passato per Milano e diretto a Ravenna è finito, non si sa come ad Ancona
3) Non trovi i documenti e i preventivi che ti servono per capire come affrontare una ristrutturazione condominiale, documenti che fino a ieri erano a posto e che a posto torneranno miracolosamente appena uscirò di casa
4) Ti si fulmina la lampadina dello scooter e scopri che, per sostutuirla, occorre smontare mezza vespa: ti fiondi dal meccanico e spendi gli ultimi venti euro "spicci" nel tuo portafogli
5) Passi dal supermercato, ti ricordi che non hai più nemmeno un euro di contante e ti accorgi di aver lasciato a casa la carta di credito e il bancomat
Cosa può accadere ancora?
Di finire la carta igienica mentre sei in bagno?
Beh: fatto anche quello... ed è solo lunedì

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domenica 18 giugno 2017

Il concerto di Baglioni

Pensavo fosse l'anima gemella.
No, non preoccupatevi: nessuna crisi in vista tra il sottoscritto e colei con cui condivido una quantità spropositata di cani.
C'è però una memoria che vorrei condividere e che vi farà comprendere meglio l'incipit di questa lunga, purtroppo per voi, chiacchierata.
Tanto tempo fa (in una galassia nemmeno tanto lontana), un imberbe fanciullino, venne costretto a portare la sua minor sorella, a vedere il concerto di un grande cantante della musica italiana.
Erano gli anni in cui l'ormone maschile iniziava a farsi largo e in cui, il virile e muschioso neomaschio, imponeva di avere un carattere a dir poco ribelle.
Il suddetto "cucciolo di cinghiale" romagnolo, venne convocato dalla di lui genitrice (colei che fa e che disfa, a proprio piacimento, i figli che osano ribellarsi alle genitoriali leggi):
"Devi portare tua sorella al concerto di Baglioni: è troppo piccina per poterci andare da sola e quindi dovrai farle da accompagnatore. Il biglietto lo paghiamo noi (plurale maiestatis)"
"È da femmine! Io non ci andrò mai!" Rispose protestando il "Che Guevara del cappelletto" con un piglio e una convinzione che non ammettevano repliche.
Mai, quel maschio, avrebbe ceduto a ordini che potevano mettere seriamente a rischio la propria virilità: un concerto dell'idolo delle ragazze: una barba mortale.
Mai, dunque, era un imperativo!
Una cosa il giovane ribelle non avrebbe mai ammesso in pubblico: egli apprezzava alcune canzoni del maestro.
A volte, quel ragazzino, ascoltava di nascosto i 45 giri della sorella, emozionandosi con canzoni come "Solo", "Signora Lia" e "Piccolo grande amore", ma il duro animo di macho di provincia, non ammette debolezze e quindi mai, e sottolineo mai, l'ometto, avrebbe accompagnato la sorella a vedere quel concerto.
"Se l'accompagni, ti aumenteremo, in modo consistente, la paghetta e forse potrai anche iniziare ad uscire in motorino qualche sera" propose la solerte madre sindacalista.
"Dove devo firmare?" Fu l'immediata risposta dello squattrinato ragazzo affetto da perenni ragnatele nel portafoglio.
Il patto era ormai siglato. 
Il "mini Bruce Willis" del ravennate, avrebbe accompagnato la sorella, ma vista la scarsa disponibilità di biglietti, il ragazzetto, avrebbe "controllato la situazione" ad un paio di file di distanza dal posto prenotato dalla piu giovine consanguinea.
Il duro della bassa romagna, costretto a scendere a patti, pensò che alla fine dei conti, oltre ad un aumento della paghetta, aveva ottenuto anche un concerto gratis che, con gli amici, è sempre una cosa che fa ""curriculum" e di cui puoi sparlare.
Il giorno del concerto, circondato da tante ragazze quante mai ne avrebbe più viste nella sua vita, il fanciullo occupò il posto che gli spettava.
Al suo fianco una ragazza carina, alta, bionda e ben vestita sedeva compostamente. 
Lo sguardo rivolto al palcoscenico, impassibile e annoiato faceva capire che lei, in quel teatro, era fuori posto. Le sue amiche urlavano "Claudio! Claudio!" e lei, immobile, non muoveva un ciglio.
Era sicuramente la donna della sua vita: era bionda, era lì per accompagnare le sfegatate amiche, ma era superiore a quel misto di malinconiche storie d'amore del Baglioni.
La donna perfetta.
Per tutto il concerto, il ragazzo, tenne d'occhio la bionda che restò impassibile ed immobile, sulla sua poltrona. Nemmeno si degnò di accennare ad un urletto o ad un timido applauso: quella donna era una vera sfinge.
Fino al momento del temuto "bis"...
Fu allora che la ragazza prese vita, superando di gran lunga l'attrice che interpretò, in modo così plausibile, l'esorcista.
Una furia: al termine dello spettacolo, come un'indemoniata al concerto dei Megadeath (gruppo metal) si alzò in piedi e urlando all'impazzata coinvolgendo l'intero teatro in una rivoluzione che suonava come "ancora canzoni di Baglioni o morte".
La bionda pasionaria si girò verso di me (ebbene sì, il giovane incorruttibile ero io, ma si era capito) e con una gomitata intercostale che, probabilmente, mi incrinò una costola, ordinò: "CANTA, ORA, SUBITO!"
Tentai un timido: "ma veramente io...", ma l'impietosa generalissima guerrigliera delle truppe "baglionesche", con un'altra gomitata dolorosissima, mi impose di intonare con convinzione: "quella sua maglietta fina, tanto stretta al punto che immaginavo tutto" e, a seguire, "Portaportese" e altri successi, urlati alla bell'e meglio.
Era la fine. 
La mia virilità era stata abbattuta da una statuaria biondina dal comportamento imprevedibile.
Pensavo fosse l'anima gemella, in realtà era un tir in corsa che, nel bene o nel male, mi fece passare due ore inimmaginabili a quello che probabilmente fu il primo sconvolgente concerto dal vivo della mia giovane vita.
A volte mi chiedo (e lo faccio tutte le volte che sento una canzone di Baglioni) se, quella forza della natura, sia ancora in giro a "far danni".
Nel qual caso, la bionda sappia che ancora oggi (grazie alle sue gomitate intercostali), riesco a prevedere il mal tempo in arrivo e che, se ho un futuro da meteorologo, lo devo soprattutto a lei.



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venerdì 16 giugno 2017

L'olio solare

Una vecchia  pubblicità riguardante un olio abbronzante, raffigurava un cagnolino che con i denti toglieva  il costume da bagno ad una bambina: sono certo che molti di voi la ricorderanno perché quell'immagine, ai "miei tempi" era stampata su quasi tutti i giornali. Però io non ricordo solo l'immagine, ma anche l'odore (stomachevole) di quella crema di protezione. Un odore così intenso e unico da pungere le narici e che è impossibile non riconoscere.
Erano anni che "quel puzzo" non raggiungeva le mie narici tanto che, pensavo, che la ditta produttrice di quel prodotto nemmeno esistesse più.
Invece quella ditta esiste ancora e, almeno in apparenza, la mia vicina di ombrellone ne è una delle maggiori azioniste visto che ha spalmato l'unguento a quasi tutti i presenti sulla battigia. 
Tutti tranne me naturalmente, visto che ai suoi occhi, in primo luogo, sono un perfetto sconosciuto e in second'ordine perché devo avere una faccia così schifata da rendere impossibile qualunque tentativo di coinvolgimento sociale. 
Aggiungo anche che l'orribile olezzo ha raggiunto le mie narici in un momento delicato: il pranzo del commissario Montalbano che, per noi fanatici lettori Camilleriani, è quasi un momento biblico: un immaginario quasi erotico fatto di intensi sapori raccontati su carta.
Quel che temo maggiormente è che, vista la quantità di olio solare cosparsa sui centimetri quadrati di pelle e la calda temperatura solare, tra poco in spiaggia non si sentirà solo odore di olio solare, ma di corpo femminile fritto...
E purtroppo, del cagnolino che toglie i costumi, non c'è alcuna traccia.


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La scelta di non scegliere

Nella vita, secondo alcuni, dobbiamo sempre "preferire qualcosa".
Comprensibile, se si parla di cose, oggetti o persone: posso preferire un'auto al posto di un'altra, avere simpatie per una persona e non per altre, amare un oggetto particolare e scartarne altri, ma non posso preferire qualcosa che prescinde dalla natura.
Chiedermi oggi se preferisco il mare o la montagna, mi mette in seria difficoltà.
Ho imparato tardi ad apprezzare il mare perché non l'ho mai affrontato nel modo giusto, anche se ne avrei avuto la possibilità, ora non potrei farne a meno.
La montagna è sempre stata l'altra parte di me, adorata fin da fanciullo, ti dona emozioni ogni volta che ci si torna, sia che ci si vada a passeggiare, sia che si scelga di andarci a sciare. 
Comincio a vedere mare e montagna, come due facce di una stessa medaglia, unite da un comune denominatore che rende tutto magico e diverso: l'acqua.
La montagna vive di acqua, di neve che se vogliamo (alla fine dei conti) è acqua "solida".
Foreste, alberi altissimi, prati immensi che profumano l'aria di odori unici, intensi ed indimenticabili, torrenti impetuosi e pescosi, cascate e acque gelide e  cristalline che vorresti sentire scorrere sulla pelle e non parlerò dei cibi e dei frutti che queste terre regalano al nostro palato.
Il mare: a volte calmo, a volte arrabbiato, ma alimentato comunque da torrenti e fiumi che scendono proprio dalle grandi altezze montane, in una sorta di unione magica.
La bellezza dello sciabordio delle onde, il pesce così buono che ci dona, la bellezza del sale sulla pelle, la possibilità di attraversarlo ascoltando il suo silenzio interrotto solo dalle grida dei gabbiani.
Difficile dunque fare una scelta, amo con la stessa passione, entrambi i luoghi. Sono emozioni e sensazioni diverse, unite da differenti percorsi d'acqua e l'acqua è vita.
E vi confesso che a me, vivere, piace parecchio e che voglio continuare a farlo dividendomi nella bellezza che questa natura ci ha donato, senza dover per forza scegliere o prendere posizione.
Già troppe volte siamo obbligati a dare una preferenza su qualcosa, ma non con la natura che va amata e non preferita, proprio per le diversità che quotidianamente ci regala.





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mercoledì 7 giugno 2017

Il sacco nero

Qualche giorno fa, vi parlavo della mia mania di ascoltare pettegolezzi altrui e vi narravo dei discorsi riguardanti le mie vicine di ombrellone, ebbene il momento che temevo (quello in cui le aitanti fanciulle iniziano a criticare i comportamenti dell'altra metà del cielo), è puntualmente arrivato.
Me ne sono accorto captando una frase che parlava di "un grande sacco nero" da lasciare fuori dalla porta di casa.
Le mie orecchie si sono attivate pensando che le simpatiche assassine stessero progettando di tagliare con una motosega, i loro compagni di vita, colpevoli (a quanto pare) delle più orride nefandezze quali:
1) dimenticare di stendere la roba in lavatrice
2) dimenticare di fare la spesa
3) dimenticare a prescindere
3) di far poco sesso (almeno in casa con loro)
4) di non sistemare il lavandino che perde
5) di guardare troppo calcio in TV.
Motivazioni validissime che potrebbero, in sede di giudizio, dar luogo a delle attenuanti, se non specifiche, quanto meno generiche.
Ma il sacco nero? A cosa poteva servire se non a raccogliere pezzi di cadavere di marito/convivente?
Dovevo sapere di più, dovevo indagare, così ho tolto le cuffiette ed ho iniziato ad ascoltare, camuffando la mia curiosità investigativa, dietro ad una interessante rivista di rebus.
In realtà il piano omicida che aveva fatto già lavorare il mio cranio, ahimè, tale non era. 
Il sacco nero non serviva a raccogliere organi umani per poi differenziarli nel cassonetto dell'umido, ma a raccogliere i quattro stracci posseduti dal marito e che consistono in un abito elegante che lei ha acquistato e che lui non ha nemmeno indossato al matrimonio di sua sorella, preferendo indossare bermuda e infradito.
Due paia di mutande e una maglia della salute a cui, l'orrido macho dalla bradipa sessualità, è legato da maternal affetto e dalla borsa del calcetto contenente oggetti che nessun essere umano vorrebbe vedere o annusare. 
Insomma nel sacco nero ci sarà si puzza di cadavere, ma solo per ciò che riguarda le passioni del marito che, però, ancora non sa nulla di ciò che lo aspetta.
Sperando di offrire, su queste pagine, un pubblico servizio atto a fornire avvisi sulle tempeste affettive in arrivo, avvisiamo l'utenza maschile che, tornando a casa, non troveranno solo un sacco nero pieno di cianfrusaglie ad attenderli, ma anche una serratura di ingresso nuova.
Oh tu, ignaro marito sconvolto per aver perso tre a zero alla partita di calcetto, nell'aprir la porta della tua magione troverai un sorpresetto e, se stupito suonerai il campanello, avrai in risposta un pernacchiello che non dovrai interpretar come scherzo della comare, ma per l'invito dell'istessa, a te rivolto, di ad andare a c...  in bagno.
Mente diabolica quella femminile. 
Comunque peccato, perché quel sacco nero senza cadaveri, è uno spreco per ogni appassionato di thriller che si rispetti.
Il resto, se non mi uccideranno, alla prossima puntata


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Diario di viaggio "il romanzo"

Diario di viaggio: capitolo 1 Giorno prima della partenza. Avere avuto una moglie di un certo tipo, avrebbe dovuto condizionare la vi...