giovedì 16 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: Imparare a dire "no"


Prima o poi dovrò fare un corso per imparare a dire dei "no" precisi e categorici. Fino ad oggi sono sempre stato l'uomo del "no creativo", ovvero colui che alle telefonate dei call center, tentava la via del "per ora non mi interessa, ma domani chissà" o del "mi spiace, ma mia moglie non ha piacere che io firmi per la vostra compagnia". 
Il "no creativo", in realtà, ha qualche svantaggio: si permette a coloro che vogliono venderti uno Gnu domestico, di telefonarti ad ogni ora del giorno e della notte. 
"Ma non ha sentito sua moglie? Guardi che lo gnu le farà risparmiare un sacco sui Safari che vorrà fare in futuro perché lo gnu sarà già sul balcone di casa vostra" 
"Guardi mi spiace, ma ho già un elefante che ho dovuto tingere di pallini rosa per far credere ai vicini di aver bevuto troppo, se porto a casa uno gnu, mia moglie divorzierà e chiederà gli alimenti e guardi: mi costerebbe più dello gnu"
"Quindi è un no?"
"Per ora le dico che, seppur non dispiacendomi l'idea di avere uno gnu in giro per casa, temo di doverne rimandare l'acquisto a tempi migliori"
"Posso richiamarla?"
"Ma certo"
Ecco: io sono così! Incapace di dire un "no"'deciso. Incapace di chiudere una conversazione. 
Ora che me ne farò dello gnu?



Per l'immagine © Aventi diritto

Il testo è di proprietà dell'autore ne è vietata la riproduzione senza esplicita autorizzazione


Diario di un tarlo qualunque: Il ragù (vegano)


So cosa penserete!
Penserete che l'abbia fatto apposta, ma giuro sulla testa del primo che passa per la strada, che è stato solo un caso, una coincidenza e che, la mia innocenza, non può essere messa in dubbio.
Insomma: ho rotto un vasetto di ragù vegano pronto! 
Il vasetto si è "spatasciato" per terra tingendo di pomodoro il pavimento e spedendo frantumi di vetro, in giro per tutta casa.
Lo spettacolo era a tratti drammatico, ma io ero li disperato e ho fatto il possibile per fermare il volo di quel vasetto. So che questa mia difesa aumenterà i dubbi del "popolo del sospetto", ma ho testimoni: ad uccidere il barattolo di ragù vegano è stato il minipimer che, misteriosamente, è caduto dal suo alloggiamento, rovinando sul vasetto contenente la delizia da utilizzare nelle lasagne. Ora: due giorni di errori (orrori) in cucina, sono troppi. Mi appello alla clemenza dei giudici di Masterchef e alla vostra. Sono innocente! Almeno fino a prova contraria!



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Diario di un tarlo qualunque: La crema protettiva

Premetto che, essere costretti a spalmarsi una crema anche fosse solo sulle mani, per me è un serio problema. Da vecchio romagnolo quale sono, ho la presunzione di credere che esista un solo tipo di crema: quella fatta con uova, zucchero e farina. Quella crema, per intenderci, che puoi mangiare nella zuppa inglese o nella versione "catalana" con lo zucchero bruciacchiato sopra o nei mitici bomboloni.
A casa mia, ogni altro tipo di crema che si rispetti è bandita.
Certo, tollero le creme di bellezza di mia moglie, ma per quel che mi riguarda, rifuggo da ogni tipo di "broda untolenta" da spalmare su parti del corpo. La crema, come dice lo statuto del goloso a pagina 157 articolo sette, comma secondo, può essere spalmata solo su pane o fette biscottate. Cerco insomma di attenermi a queste personali leggi della mia fantasia. Purtroppo però, il freddo di questi giorni, ha seccato la pelle delle mie mani. La pelle era così seccata che ha minacciato di spaccarsi se non avessi idratato le mie mani con unguenti atti alla bisogna. Ora voi dovete immaginare la faccia di un uomo che, schifato dalla cremoide untuosità, si massaggia le mani e guarda con sguardo sognante il rubinetto dell'acqua, fonte di lavaggio dalle impurità e dovete altresì immaginare lo sconforto del suddetto elemento, nel sentire che, quella crema, dovrà stare "ore" sulla vostra pelle. Lo stesso ragionamento vale anche per creme solari e dopo sole. Ungere parti del mio corpo, salvo che non debba fare un massaggio, è da considerarsi tabù. Con le mani piene di crema, poi, non posso nemmeno aprire un libro o un fumetto perché macchierei indelebilmente le pagine. Gli unguenti sono per me una punizione divina. Ecco: ora ho spalmato untume anche sulla tastiera dello smartphone e mi sento in colpa.
A proposito, dimenticavo: sono Daniele e oggi per la prima volta ho spalmato crema sulle mie mani.



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Diario di un tarlo qualunque: L'uomo dei surgelati


Hai fretta, sei in ritardo, devi ancora passare al supermercato per fare la spesa. Scendi di corsa le scale correndo il rischio di "scapuzzare" (termine romagnolo che significa inciampare) e romperti l'osso del collo. Mentre ti riprendi miracolosamente dall'inciampo, suona il telefonino: "le interessano i nostri surgelati?" -domandano dall'altro capo. 
Rispondo che non ho tempo, e raggiungo di corsa il parcheggio dove custodisco la macchina, infilo le chiavi nel cruscotto e invece che sentire il rassicurante motorino d'avviamento che mette in moto il motore, sento solo regnare il silenzio. "C@zzo! La batteria!" 
Chiamo mio padre e gli chiedo di portare urgentemente i cavi per il collegamento ponte delle batterie e nel frattempo corro a piedi al supermercato per guadagnare tempo. Fila di dieci minuti alle casse e mentre rientro, squilla nuovamente il cellulare: "ha tempo ora per parlare di surgelati?" Ruggisco un "no" che sentono fino in Alaska. Arrivo a casa, trovo mio padre che passeggia nervosamente davanti al cancello di casa come se aspettasse che qualcuno gli notifichi il parto del primo figlio (che per la cronaca sono io). Colleghiamo l'auto ai cavi, l'auto va in moto e con la velocità di una Mercedes di formula uno, corro dal rivenditore di batterie prima che arrivi l'orario di chiusura della pausa pranzo. Con i soliti "cento euro" non previsti, fornisco l'auto di una fiammante batteria nuova, risultato? Ora non funziona più correttamente il misuratore di livello del carburante e l'avviso acustico delle luci a motore fermo (altri cento euro?). Rientro a casa in tempo per infilare un po' di cibo "ad imbuto" nel gargarozzo e riparto per la destinazione lavorativa. 
L'uomo dei surgelati non ha più chiamato: mi devo preoccupare?



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Diario di un tarlo qualunque: Lo starnuto

Parliamo di polveri, quelle "legali" che trovate in ogni singola casa: che siano sottili o grossolane non ha importanza, si intrufolano, non invitate, nelle mie cavità nasali creandomi irritazione. Ora, non è che quando respiro in un ambiente polveroso io diventi intrattabile e mandi a quel paese chi mi ospita. Parlo di un altro tipo di irritazione: quella dovuta alla congestione delle mucose, un disagio che solletica le narici fino a farle ribellare e la ribellione si scatena con una pioggia di starnuti che mi lasciano senza fiato e che paiono non aver mai fine. Sono un uomo molto fortunato: un giorno forse morirò come i grandi e vecchi statisti russi, morirò con uno starnuto.



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Diario di un Tarlo qualunque: La vincita

Nonostante io sia assolutamente contrario al gioco d'azzardo, recentemente ho maturato una strana attrazione nei confronti dei "gratta e vinci".
Intendiamoci non acquisto mai biglietti di questo tipo perché so perfettamente che per ogni euro vinto, ne perderò minimo cinque.
Allora da dove viene questa mia insana curiosità nei confronti di questo tipo di gioco?
Ebbene, nel corso della mia breve vita di "grattatore", ieri ho avuto il piacere di vincere, per la prima volta nella mia vita, un panetto di burro con i "gratta e vinci" della coop. 
Sono certo che i maligni ora mi scherniranno dicendo che, visto il clima politico, lavorativo e istituzionale, avere del burro in casa, può tornare utile e che comunque, la mia, è una vincita del cavolo.
L'invidia, si sa, è una brutta cosa! Ho vinto del burro e voi no! Fatevene una ragione.



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Diario di un tarlo qualunque: La sostituzione della lampadina (Tratto da una storia "quasi" vera)

Istruzioni, quasi vere, per il cambio di una lampadina in una automobile di marca tedesca che, per evitare querele, non nominerò: 
"Per sostituire la lampadina lato passeggero dovremo prima spostare il vaso di espansione del circuito refrigerante in modo da poter accedere con la mano alla sede della lampadina. Nel caso del faro lato conducente dovremo invecere rimuovere il serbatoio dell’acqua del tergicristallo.
A questo punto seguono le fasi della sostituione:
Rimuoviamo il coperchio in plastica nera
Sfiliamo il connettore elettrico
Ruotiamo la corona in plastica in senso anti-orario. Sostituiamo la lampadina
Giriamo la corona in senso orario
Posizioniamo il coperchio. Rimontiamo il tutto è, quando ci saremo accorti di non riuscire a rimontare il vaso ad espansione o il serbatoio del lavavetri, potrete tranquillamente chiamare il carro attrezzi e far portare la vettura dall'elettrauto o da un meccanico professionista. E che cavolo! Volevate risparmiare qualche euro? Noi costruttori di auto crucche (ma ultimamente anche i costruttori italici o d'oltralpe) non ve lo permettiamo! L'economia va fatta girare. Avete speso 3 euro per la lampadina? Ora ne spenderete 100 manodopera esclusa" 


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Diario di viaggio "il romanzo"

Diario di viaggio: capitolo 1 Giorno prima della partenza. Avere avuto una moglie di un certo tipo, avrebbe dovuto condizionare la vi...