giovedì 16 febbraio 2017

Diario di un tarlo qualunque: Il cassetto "degli impossibili"

Io sono un abitudinario. Mi lego alle cose anche a quelle inutili. Mi affeziono anche a delle mollette "salva freschezza" che solitamente stanno rinchiuse nel secondo cassetto quello chiamato "degli impossibili". Il cassetto "degli impossibili" è quel contenitore che tiene al sicuro tutte quelle cose che, un giorno, potrebbero servire. Dal vecchio coltello fino ad arrivare, appunto, alla molletta salva freschezza o dal cavatappi ad un tappo di sughero d'emergenza (che non si sa mai). Insomma se esistono mariti abitudinari che si legano in matrimonio indissolubile anche con accessori inutili della cucina, esiste un tipo di moglie "bioenergetica" che ritiene che ogni spazio libero possa sprigionare energie positive. Torno a casa dal lavoro desideroso di stuzzicare qualcosa, prendo una fetta di pane e apro il mio cassetto preferito e lo trovo vuoto. Il panico si impossessa del sottoscritto. "I ladri! Sono passati di qua e mi hanno portato via cavatappi e mollette salva freschezza! È proprio vero: ormai i malviventi si attaccano a tutto!" Urlo spaventato. "No guarda" -risponde serafica la bioenergia che ho sposato- "ho semplicemente fatto spazio e spostato i coltelli nel cassetto più basso. E poi: spazio dobbiamo liberare spazio e non per far entrare altre schifezze. Chiaro?"
Naturalmente sono sollevato, i miei coltelli e le mie mollette hanno solo cambiato casa spostandosi in un ripiano più basso. Ora dovrò solo fare delle flessioni sulle gambe per recuperarli, ma va bene così. Dicono che il movimento fisico non abbia mai ucciso nessuno... Per ora!




Per l'immagine © Aventi diritto
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Diario di un tarlo qualunque: La paura

Come ogni ragazzo che si rispetti, ho vissuto il mio periodo horror guardando film di Dario Argento e leggendo libri di Stephen King. Guardavo e leggevo incurante degli orrori più o meno splatter che le immagini trasmesse dagli scritti o dai film mi trasmettevano. Eppure qualcosa nel tempo è cambiato e ricordo benissimo che il primo segnale di cambiamento, fu durante una proiezione di "Phenomena" durante la quale, non riuscii a terminare (cosa inimmaginabile per quei tempi) il mio secchiello di popcorn. 
Proseguii la mia vita di orrori, incurante degli allarmi, fagocitando libri come "Cujo" o "Christine la macchina infernale" o (peggio ancora) "Pet Sematary". 
Gli anni passarono e così passò anche il periodo "horror" della mia vita. Almeno fino a questa sera.
Ho appena visto un documentario su ragni velenosi, ragni che ti danno la scossa e un altro riguardante i calabroni giganti assassini e so già che farò molta fatica a prendere sonno e mia moglie si rifiuta di tenermi la "manina" perché afferma che sono un po' troppo cresciutello per avere questi timori... 
Comunque se sparirò divorato dalle fauci di un ragno gigante, durante la notte, sapete chi incolpare. 
A tutti voi, che potete, buonanotte e sogni d'oro.



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Diario di un tarlo qualunque. Lutti e Gadget

Non avevo mai pensato a quanta burocrazia e quanti problemi possa portare un decesso. 
Un lutto è di per se un momento difficile, ma con la burocrazia che ruota tutto attorno, non si ha tempo per pensare al dolore perché, dannatamente, subito e possibilmente sull'unghia, devi pensare a pagare un mucchio di gabelle, tasse, bolli, servizi è così via. 
Come se nella nostra vita non avessimo mai pagato nulla. Il dolore per la perdita di una persona cara, diviene un "bene di lusso" per stato, comuni, regioni, banche, assicurazioni fino ad arrivare alle pompe funebri. 
Senza contare che, ogni documento, ti verrà rilasciato tra "X" giorni (solitamente una decina) e che non importa se vivi lontano, tornerai a prenderlo, perché per la consegna dovrai firmare altre mille carte e dovrai apporre le firme davanti ad un ufficiale di anagrafe e magari "spagnoccarti" altri cinquecento chilometri per un autografo che vi porterà via cinque minuti al massimo. 
E non provate ad avere delle "ultime volontà" perché allora, lo stato o chi ne fa le veci, farà di tutto per mettervi i bastoni tra le ruote. Volete le vostre ceneri sparse in mare? 
Non si può o meglio: si può, ma dovrete passare per capitanerie, battelli autorizzati, personale abilitato e credetemi, essere sparsi in mare è sicuramente più facile che farlo in montagna e non sognatevi di fare qualcosa di nascosto perché se vi scoprono c'è pronta una bella accusa di reato penale. 
La nostra Italia è anche questo, ma in tutto questo turbinio di sentimenti sconvolti e di stupore per le mille cose impreviste da affrontare, puoi avere una bella consolazione: un gadget che potrai portare con te e che servirà a ricordarti che polvere eravamo e che soldi per lo stato diventeremo.
ps: dimenticavo, il gadget puoi averlo anche con altre squadre... (nella foto il gadget di cui vi parlavo) 



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Diario di un tarlo qualunque: Lamentazioni

Lamentarsi é uno sport nazionale. 
Siamo capaci di lamentarci di qualsiasi cosa: da nord a sud, da est a ovest, ogni ragione è buona per qualche minuto di sana lamentazione cosmica. 
Troppo sale nella pasta, l'arrosto sciapo, la bolletta troppo alta, ma ho anche sentito gente lamentarsi di aver pagato pochissimo e che, la dolenza, la si faceva in vista del prossimo futuro, anche se quel bimestre, in realtà, era un buon mese. In Romagna spesso ci lamentiamo del troppo traffico o della mancanza di parcheggi o della fila alla posta e definiamo un "parcheggio distante da casa", un posto auto lontano circa 300 metri (oh dico: non vorrai mica farmi fare tutta quella strada a piedi). Siamo soliti fare parcheggi "strategici" che ci permettano di compiere, pedibus calcantibus, il minor numero di centimetri possibile. Se andiamo alla posta e abbiamo ben due persone davanti, nominiamo tutti i santi del paradiso, iniziamo a sbuffare come mantici, e iniziamo a premere davanti alla finestrella dell'impiegato postale, mostrandogli l'orologio. Oggi il "romagnolo lamentone" che è in me, si è scontrato con i tempi di una grande città, dove non è possibile (pena la fustigazione con gatto a nove code) effettuare "parcheggi strategici" per entrare con l'automobile dentro all'ufficio anagrafe e dove, la fila minima, consiste nell'avere come minimo quaranta persone in attesa davanti a te. In una situazione del genere, il lamento, ti si spezza in gola perché non puoi lamentarti del brodo grasso che hai a casa e questo ti fa diventare molto zen. Impari a osservare i sassolini di un parco, a guardare i diversi atteggiamenti delle persone che ti circondano, impari a leggere un libro tenendo d'occhio la fila che si snoda. Anche la frase "attraversare la città" cambia di significato. A casa mia, l'altra parte della città, dista un paio di chilometri in linea d'aria, qui invece i chilometri possono anche essere cinquanta. Insomma una grande città, dove tutto è frenetico e dove i tempi si dilatano a causa di distanze e numero di cittadini, insegna l'arte della pazienza che, in questi giorni vissuti da "torinese" spero di aver imparato. Om mani padme hum...



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Diario di un tarlo qualunque: Imparare a dire "no"


Prima o poi dovrò fare un corso per imparare a dire dei "no" precisi e categorici. Fino ad oggi sono sempre stato l'uomo del "no creativo", ovvero colui che alle telefonate dei call center, tentava la via del "per ora non mi interessa, ma domani chissà" o del "mi spiace, ma mia moglie non ha piacere che io firmi per la vostra compagnia". 
Il "no creativo", in realtà, ha qualche svantaggio: si permette a coloro che vogliono venderti uno Gnu domestico, di telefonarti ad ogni ora del giorno e della notte. 
"Ma non ha sentito sua moglie? Guardi che lo gnu le farà risparmiare un sacco sui Safari che vorrà fare in futuro perché lo gnu sarà già sul balcone di casa vostra" 
"Guardi mi spiace, ma ho già un elefante che ho dovuto tingere di pallini rosa per far credere ai vicini di aver bevuto troppo, se porto a casa uno gnu, mia moglie divorzierà e chiederà gli alimenti e guardi: mi costerebbe più dello gnu"
"Quindi è un no?"
"Per ora le dico che, seppur non dispiacendomi l'idea di avere uno gnu in giro per casa, temo di doverne rimandare l'acquisto a tempi migliori"
"Posso richiamarla?"
"Ma certo"
Ecco: io sono così! Incapace di dire un "no"'deciso. Incapace di chiudere una conversazione. 
Ora che me ne farò dello gnu?



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Diario di un tarlo qualunque: Il ragù (vegano)


So cosa penserete!
Penserete che l'abbia fatto apposta, ma giuro sulla testa del primo che passa per la strada, che è stato solo un caso, una coincidenza e che, la mia innocenza, non può essere messa in dubbio.
Insomma: ho rotto un vasetto di ragù vegano pronto! 
Il vasetto si è "spatasciato" per terra tingendo di pomodoro il pavimento e spedendo frantumi di vetro, in giro per tutta casa.
Lo spettacolo era a tratti drammatico, ma io ero li disperato e ho fatto il possibile per fermare il volo di quel vasetto. So che questa mia difesa aumenterà i dubbi del "popolo del sospetto", ma ho testimoni: ad uccidere il barattolo di ragù vegano è stato il minipimer che, misteriosamente, è caduto dal suo alloggiamento, rovinando sul vasetto contenente la delizia da utilizzare nelle lasagne. Ora: due giorni di errori (orrori) in cucina, sono troppi. Mi appello alla clemenza dei giudici di Masterchef e alla vostra. Sono innocente! Almeno fino a prova contraria!



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Diario di un tarlo qualunque: La crema protettiva

Premetto che, essere costretti a spalmarsi una crema anche fosse solo sulle mani, per me è un serio problema. Da vecchio romagnolo quale sono, ho la presunzione di credere che esista un solo tipo di crema: quella fatta con uova, zucchero e farina. Quella crema, per intenderci, che puoi mangiare nella zuppa inglese o nella versione "catalana" con lo zucchero bruciacchiato sopra o nei mitici bomboloni.
A casa mia, ogni altro tipo di crema che si rispetti è bandita.
Certo, tollero le creme di bellezza di mia moglie, ma per quel che mi riguarda, rifuggo da ogni tipo di "broda untolenta" da spalmare su parti del corpo. La crema, come dice lo statuto del goloso a pagina 157 articolo sette, comma secondo, può essere spalmata solo su pane o fette biscottate. Cerco insomma di attenermi a queste personali leggi della mia fantasia. Purtroppo però, il freddo di questi giorni, ha seccato la pelle delle mie mani. La pelle era così seccata che ha minacciato di spaccarsi se non avessi idratato le mie mani con unguenti atti alla bisogna. Ora voi dovete immaginare la faccia di un uomo che, schifato dalla cremoide untuosità, si massaggia le mani e guarda con sguardo sognante il rubinetto dell'acqua, fonte di lavaggio dalle impurità e dovete altresì immaginare lo sconforto del suddetto elemento, nel sentire che, quella crema, dovrà stare "ore" sulla vostra pelle. Lo stesso ragionamento vale anche per creme solari e dopo sole. Ungere parti del mio corpo, salvo che non debba fare un massaggio, è da considerarsi tabù. Con le mani piene di crema, poi, non posso nemmeno aprire un libro o un fumetto perché macchierei indelebilmente le pagine. Gli unguenti sono per me una punizione divina. Ecco: ora ho spalmato untume anche sulla tastiera dello smartphone e mi sento in colpa.
A proposito, dimenticavo: sono Daniele e oggi per la prima volta ho spalmato crema sulle mie mani.



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Diario di viaggio "il romanzo"

Diario di viaggio: capitolo 1 Giorno prima della partenza. Avere avuto una moglie di un certo tipo, avrebbe dovuto condizionare la vi...