© 2015 Testo disegni di Daniele "tarlo" Tarlazzi
OcculTARLO, DepisTARLO, BoicotTARLO, ScarTARLO, InvenTarlo, AgiTarlo ma non mescolarlo... ovvero quasi quotidiano di varie amenità, storie, vignette, momenti di vita, pensieri e parole di un "Tarlo" qualunque
martedì 22 dicembre 2015
Radio Tarlo Speciale Natale
Nuova puntata Natalizia per RadioTarlo. In una puntata dettata dallo stress delle imminenti vacanze, abbiamo voluto registrare una Puntata denatalizzata e particolare. C'è una piccola errata corrige: laddove lo scadente annunciatore parla di un certo libro, beh... l'autore citato (Antonio Manzini) va sostituito con Marco Malvaldi (l'età dello speacker stressato da chi gli ha imposto la puntata natalizia, ha fatto danni). Ce ne scusiamo con gli ascoltatori. A tutti voi buon Natale e buon ascolto con il primo speciale Natalizio DeNatalizzato di RadioTarlo (per ascoltare la puntata, cliccate sul link qui indicato: https://www.spreaker.com/…/radi…/radio-tarlo-speciale-natale oppure cliccare direttamente sulla striscia a fumetti)
mercoledì 16 dicembre 2015
Radio Tarlo - il secondo episodio- "La "mia"...Sicilia
Radio Tarlo: La "mia" Sicilia (seconda puntata dello "show" di Radio Tarlo condotto da Daniele Tarlo Tarlazzi).
Ascoltate e, se volete, condividete, ci farà cosa assai gradita.
In questo episodio troverete Luca Madonia, Carmen Consoli, Giuni Russo, gli Agricantus e poi chiacchierate sui romanzi di Ottavio Cappellani e Giuseppina Torregrossa. Ricordiamo che, se avete argomenti da suggerire, potete scrivere a radiotarlo@gmail.com a Proposito: l'episodio potrete ascoltarlo cliccando QUI
© 2015 Testo disegni di Daniele "tarlo" Tarlazzi
martedì 8 dicembre 2015
Radio Tarlo
Lo sapevo: prima o poi sarei tornato a far radio in un modo o nell'altro e così nasce "Radio Tarlo". Così, oltre ai miei sproloqui scritti e alle mie consuete vignette, ora dovrete subire uno "sbriciolamento di maroni" anche radiofonico. In questa prima puntata (che potete ascoltare o scaricare liberamente cliccando QUI o sul link a fondo pagina), troverete alcuni "radio ricordi". Non solo: nei contenuti troverete anche qualche parola su autori e musicisti che apprezzo in particolar modo (in questa prima puntata ascolterete qualcosa su "Rosso e Nero" romanzo breve di Stefano Mazzesi e avrete modi di scoprire, se ancora non la conoscete, anche la buona musica di Gianluca Lo Presti). Buon ascolto e non fate caso al conduttore (anziano ed emozionato) per carità.
https://www.spreaker.com/user/radiotarlo/radio-tarlo-prima-puntata-radio-ricordi
© 2015 Testo disegni di Daniele "tarlo" Tarlazzi
martedì 21 luglio 2015
Libertà
Per molti, la libertà è una cosa seria.
Per molti, la libertà è un utopia
Per altri un sogno.
C'è chi però vuol essere più libero perché la libertà non basta.
C'è chi vuole imporre la propria libertà ad altri.
Anche molti dittatori, in passato presente e futuro, hanno obbligato i propri schiavi a far finta di essere liberi.
C'è chi mostra i propri liberi pensieri con arroganza e violenza.
C'è chi risponde, liberamente, con indole pacata... Quest'ultimo di solito prende sempre un sacco di botte!
Liberi di prendere il sole, la tintarella, il chiaro di luna...
Liberi di mangiare quello che ci pare anche se poi, un medico ci proibirà di essere liberi, se vogliamo sopravvivere.
Perché in fondo la libertà ha sempre un prezzo da pagare se non sai adoperarla con ragionevolezza. La libertà è tutto, ma anche niente perché anche con niente si può essere liberi. Anzi meno si ha è più la mente si apre, perché il pensiero vola ed è libero e non ha bisogno di altro che di volare via lontano... Lontano.
martedì 23 giugno 2015
La malinconica regressione
Ritorno a casa da Marina di Ravenna, Valeria mi parla di cani, di teatro, di cinema, della sua Torino ed io ascolto. Parla con amore della sua città ed io un po' la invidio, perché io in realtà non riesco ad essere così legato a questa terra. Cioè: sono legato, ma sono legato a quella città che ormai non esiste più. Quella città che offriva i film in seconda o terza visione nei piccoli cinemini spesso parrocchiali. Sale cinematografiche in cui vedere circa 3/4 di film era considerata una fortuna, ma che ci permetteva, per poche lire, di assaporare una buona pellicola a prezzi competitivi, ma soprattutto accompagnarne le visione deliziandoci di orsetti gommosi, rotolini o nodi di liquirizia e soprattutto ceci e arachidi o anacardi tostati. Il cinema Alexander (oggi rinomato ristorante), si chiamava Astra. .
Stava in Borgo San Rocco e li difronte all'ingresso, c'era una botteghina mobile che vendeva lupini, ceci secchi, semi di girasole e così via. Quella bottega, per noi giovani era un vero punto di riferimento.
Così come un punto di riferimento era il baretto del cinema Roma che forniva a noi alunni della Corrado Ricci, il sostentamento in "nodi di liquirizia" e che a volte, oltre al sostento, regalava, soprattutto nelle ore di tempo pieno, una possibile fuga da scuola.
Ma come sempre parlo troppo e volevo invece soffermarmi ad una cosa che a me manca da impazzire. Il cocomeraio. Una struttura in tenda che a pochi passi da via Trieste offriva agli accaldati cittadini in refrigerio più adatto: la fetta di cocomero. Sempre aperto, e sempre pronto a soddisfare il cliente.
Oggi questi cinemini non esistono più, così come non esistono più nemmeno i teatrini parrocchiali dove si imbastivano commedie più o meno credibili, ma nemmeno il sostegno salato o dolce sfuso ed acquistato con norme igieniche scadenti, esiste più.
Ed è proprio quel che manca...i cinemini, i teatrini, i nodi di liquirizia e il cocomero a fine serata.
Non nascondo che se ritrovassi quei piaceri, forse potrei reinnamorarmi della mia città, ma l'evoluzione (o involuzione) tutto ci ha tolto... e comunque l'ultimo orsetto di gomma, mia cara consorte, me lo mangio io e lo faccio in ricordo dei tempi che furono e che non torneranno più.
la chiamano Evoluzione... Io ahimè, la chiamo "a che ora parte il primo volo per il pianeta per marte"?
Perdonate il mio bicchiere mezzo vuoto, ma la mancanza di certi spazi di un tempo, hanno cambiato la mia città in un modo che non mi piace e non mi convince. Per cui ora un "tavor" aiuterà a ritrovare sonno, pace e magari metterà a tacere questa malinconia. Qualcuno mi restituisca la mia fetta di cocomero e il mio nodo di liquirizia o fuggirò verso "lidi minori", o verso paesi che ancora credono ai film in seconda o terza visione e che mi offriranno l'opportunità di rivivere le giornate come io desidero.
venerdì 12 giugno 2015
Canzone troppo politicamente corretta
Strani giorni, in cui, al sottoscritto, sudano anche le poche sinapsi del cervello e il sudore amplifica il disagio. Unico sollievo? Perdere tempo, magari con cose inutili.
Così, digitando tasti a caso sulla tastiera, nasce una poesia o forse una canzone.
Un testo forse di denuncia o forse solo un incidente mentale.
Mia moglie, dopo averlo letto, dice: "E' politicamente troppo corretto".
Se qualcuno ha voglia di musicarlo, recitarlo, cantarlo, faccia pure. Tanto qui è troppo caldo e quasi non mi accorgo di nulla...
Ah il popolo Italiano,
così mite, così umano.
Anche se, ma sarà un caso
Da un po’ gli salta la mosca al naso
E allora il popolo s’incazza e dice Basta
Se gli aumenta il costo della pasta.
Dice basta al Mussulmano
Basta al cazzo dentro all’ano
Basta al politico corrotto
Ma poi di corsa a giocare al lotto
Ed è così che il popolo geniale
Rifiuta l’eolico perché ha le pale
Non getta il rifiuto nel cassonetto
Perché risulta poco netto.
E allora il popolo s’incazza e dice Basta!
E si lorda di sugo della pasta.
Dice basta al Nucleare
E poi spreca a tutto andare.
E poi che cosa abbiamo d’Italiano
Se tutta l’’arte poi svendiamo
A pochi Euro già si sa,
Anche la madre si venderà.
Poi in coro ci incazziamo
Perché di ladri già ne abbiamo
Che ci rubano pane e pasta
E noi, li a dire basta!
E ancora Basta grideremo
Se un ritardo farà il treno
Se il paese sarà a mezz’asta
Per tutta colpa della Casta.
E allora su facebook condividiamo
La nostra ira a tutto spiano
Se ci ciulano il conto in banca
Che importa: mostriamo chiappe a destra e a manca
E se eretta sarà l’asta
Non diremo certo Basta
Si sa, al sesso non c’è rinuncia
Anche se qualcuno ci denuncia.
(di Daniele "tarlo" Tarlazzi)
Così, digitando tasti a caso sulla tastiera, nasce una poesia o forse una canzone.
Un testo forse di denuncia o forse solo un incidente mentale.
Mia moglie, dopo averlo letto, dice: "E' politicamente troppo corretto".
Se qualcuno ha voglia di musicarlo, recitarlo, cantarlo, faccia pure. Tanto qui è troppo caldo e quasi non mi accorgo di nulla...
Canzone troppo politicamente corretta
Ah il popolo Italiano,
così mite, così umano.
Anche se, ma sarà un caso
Da un po’ gli salta la mosca al naso
E allora il popolo s’incazza e dice Basta
Se gli aumenta il costo della pasta.
Dice basta al Mussulmano
Basta al cazzo dentro all’ano
Basta al politico corrotto
Ma poi di corsa a giocare al lotto
Ed è così che il popolo geniale
Rifiuta l’eolico perché ha le pale
Non getta il rifiuto nel cassonetto
Perché risulta poco netto.
E allora il popolo s’incazza e dice Basta!
E si lorda di sugo della pasta.
Dice basta al Nucleare
E poi spreca a tutto andare.
E poi che cosa abbiamo d’Italiano
Se tutta l’’arte poi svendiamo
A pochi Euro già si sa,
Anche la madre si venderà.
Poi in coro ci incazziamo
Perché di ladri già ne abbiamo
Che ci rubano pane e pasta
E noi, li a dire basta!
E ancora Basta grideremo
Se un ritardo farà il treno
Se il paese sarà a mezz’asta
Per tutta colpa della Casta.
E allora su facebook condividiamo
La nostra ira a tutto spiano
Se ci ciulano il conto in banca
Che importa: mostriamo chiappe a destra e a manca
E se eretta sarà l’asta
Non diremo certo Basta
Si sa, al sesso non c’è rinuncia
Anche se qualcuno ci denuncia.
(di Daniele "tarlo" Tarlazzi)
martedì 7 aprile 2015
sogni
Avevo un sogno: aprire una casa editrice e magari dare spazio ad autori che un tempo mi hanno fatto sognare.
Nei miei sogni c'era la voglia di ripubblicare in Italia Leslie Charteris (autore di Simon Templar detto Il Santo) e magari rieditare tutta la saga dell'87° distretto di Ed McBain e perché no, anche tutta la saga del castello di Blandings di Wodehouse in maniera cronologica, così come aveva fatto Polillo Editore con i Jeeves.
Poi, in seguito, magari pubblicare una collana di volumi a fumetti (campo che conosco sicuramente meglio di quello narrativo). Il tutto, nel sogno, avvalendomi della professionalità di editor e di grafici di buon livello.
Purtroppo questo è un sogno destinato a restare tale. Non solo è inutile pubblicare qualcosa in Italia (pochi, troppo pochi leggono), ma è anche assai difficile districarsi nella marea di regole, imposizioni, tassazioni che ti strangolano ancor prima di aver iniziato l'attività. Correre il rischio di fallire ancor prima di iniziare è ormai la cosa più facile del mondo e io, probabilmente, non ho le spalle così larghe da poterlo fare. Ma ancora non voglio rinunciare, aspetterò: continuerò a studiare l'evolversi della situazione, continuerò a cercare di capire come muovermi e se il sogno dovesse restare tale, me ne farò una ragione e continuerò a recuperare vecchi volumi e a metterli in ordine cullandoli come figli, perché a tutto puoi rinunciare, ma non alla passione.
Nei miei sogni c'era la voglia di ripubblicare in Italia Leslie Charteris (autore di Simon Templar detto Il Santo) e magari rieditare tutta la saga dell'87° distretto di Ed McBain e perché no, anche tutta la saga del castello di Blandings di Wodehouse in maniera cronologica, così come aveva fatto Polillo Editore con i Jeeves.
Poi, in seguito, magari pubblicare una collana di volumi a fumetti (campo che conosco sicuramente meglio di quello narrativo). Il tutto, nel sogno, avvalendomi della professionalità di editor e di grafici di buon livello.
Purtroppo questo è un sogno destinato a restare tale. Non solo è inutile pubblicare qualcosa in Italia (pochi, troppo pochi leggono), ma è anche assai difficile districarsi nella marea di regole, imposizioni, tassazioni che ti strangolano ancor prima di aver iniziato l'attività. Correre il rischio di fallire ancor prima di iniziare è ormai la cosa più facile del mondo e io, probabilmente, non ho le spalle così larghe da poterlo fare. Ma ancora non voglio rinunciare, aspetterò: continuerò a studiare l'evolversi della situazione, continuerò a cercare di capire come muovermi e se il sogno dovesse restare tale, me ne farò una ragione e continuerò a recuperare vecchi volumi e a metterli in ordine cullandoli come figli, perché a tutto puoi rinunciare, ma non alla passione.
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