sabato 5 agosto 2017

Il fai da te

L'uomo, inteso nel senso di viril maschio, solitamente fa bene due cose: la prima è guardare con interesse all'altra metà del cielo, la seconda è il "fai da te".
Non esiste uomo che non sia in grado di riparare un rubinetto che perde o montare una mensola in perfetto squadro. 
Logico dunque pensare che, nel momento in cui si inizia a parlare di ristrutturazione, il "maschius intraprendentis" inizi a schiumare di gioia pensando intensamente al seghetto alternativo (e già la parola seghetto dovrebbe far pensare) e quante sparachiodi potrà acquistare per poter poi mostrare le sue capacità lavorative. 
Questo nella normalità, poi, ci sono io.
Ogni volta che sento parlare di ristrutturazioni, montaggio mensole, imbiancatura, smontaggio di motori o quant'altro, inizio a sentire i seguenti sintomi: mal di testa, tachicardia, orticaria, attacchi di panico, gomito del tennista e diarrea (si, a me il "fai da te" da anche quest'ultimo invalidante sintomo). L'unico gesto che penso riuscirei a fare, quando mi si parla di  hobbistica, è quello dell'ombrello.
Tanto è matematico: ogni volta che tento la via del "fai da te", qualcosa mi si rivolta contro obbligandomi poi ad un ulteriore aggravio di spese per riparare ciò che immancabilmente, riesco a guastare. 
A proposito: nella foto sottostante, vedrete tra le mie mani, il volantino di una nota catena di negozi dedicati al "fai da te".
La foto è un po' mossa e me ne scuso, ma solo al pensiero di valutare la possibilità di effettuare qualche lavoro in autonomia, mi fa tremare le mani.


Per l'immagine © Aventi diritto
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