domenica 11 settembre 2005

Diario di un Tarlo qualunque: L’oleandro…fu?

Ripropongo ai miei 2 "bloglettori" un "diario" pubblicato su Alister Mailing List e Salottino Mailing List nel maggio di quest'anno.
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L'oleandro...fu?



No, non c’è niente da ridere!
Non ho il pollice verde e se è per questo i miei pollici non sono nemmeno
marrone o grigiastro.
Semplicemente color rosa…color carne, pollici semplicemente normali e
forse è proprio per questo che tutto ciò che assomiglia ad una pianta,
nelle mie mani diventa (nel giro di pochi giorni) un tronco secco senza
foglie ne vita.
Anche le piante grasse, dopo qualche tempo, diventano piante anoressiche.
Per questo motivo avrei voluto e dovuto cementare totalmente quel
fazzolettino di terra che sta davanti e dietro casa e che con tono pieno di
sussiego chiamo giardino.
Nel mio giardino vivono, o forse dovrei dire vivevano due felici oleandri,
un abete natalizio (che ancora a dire il vero sembra godere di buona
salute) e un “rhyncospermum” (che di “rhynco” credo abbia solo il
proprietario) che tenta ancora con caparbietà di arrampicarsi su un
archetto, ignaro della triste fine che certamente verrà.
A dire il vero, su consiglio del mio gatto, avevo gia provato l’ebrezza e
la gioia del “fare il giardiniere”, infatti tempo fa, ho provato a seminare
in un vaso, un po’ di “erba gatta”.
Ora, io non conosco assolutamente le proprietà chimico fisiologiche e
salutari che questa pianta (a detta della mia domestica bestiaccia)
dovrebbe avere… mi sono fidato di lui, ho inserito i semini nella terra ed
ho innaffiato.
Ora il mio “drogatto” fissa con sguardo allucinato il vaso tenendo tra le
zampette un accendino e delle strane cartine e miagola impaziente… credo
dovrei preoccuparmi, ma non ne ho il tempo: devo curare e parlarvi dei miei
oleandri.
I due felici oleandri, crescevano a dismisura e con gioia fino a qualche
giorno fa,
Felici di vivere di ciò che offriva la natura le due amabili e apprezzabili
pianticelle, venivano ignorate con gentilezza, non le annaffiavo ne le
concimavo e concedevo loro quelle attenzioni che solitamente si dedicano a
qualcosa che poco si considera.
Poi un bel giorno le ramificazioni delle rigogliose e stoiche piante,
varcarono i confini della proprietà invadendo i giardini vicini e il
passaggio pubblico.
Prima di incorrere nelle ire dell’amministratore di condominio, urgeva
trovare un rimedio: potare i rami in eccesso, nella speranza che gli
oleandri non se ne avessero “troppo a male”.
Non avendo il tempo di cercare consigli di un giardiniere, il sottoscritto
decide di camuffarsi da esperto.
Eccomi pronto: indossati i guanti chirurgici e “imbracciato” le cesoie,
inizio il taglio ignorando completamente tempi e modi di una sana potatura…
in lontananza un leggero tuono annuncia il mio grave oleandricidio, ma
impavido ignoro i consigli Supremi e continuo nel mio impeto “pianticida”,
convinto che tutto andrà per il meglio.
Termino la potatura e raccolto con cura certosina i rami abilmente amputati
dalle mie cesoie, poi, pieno di buone intenzioni, concimo abbondantemente
il terreno vicino alle radici convinto che un bel sacco di buon vecchio
concimaccio puzzolente, nutrirà la pianta regalandole nuova e rigogliosa
vita ed innaffio il tutto abbondantemente.
Davvero, non c’è nulla da ridere perché la tragedia si avvicina.
Il giorno successivo ecco che iniziano a cadere le prime foglie, poche a
dire la verità, ma un segnale chiaro della depressione e dell’odio che il
meraviglioso (prima della potatura) oleandro prova nei miei confronti.
La perdita di poche foglie, nel giro di pochi giorni, si trasforma il un
vero diluvio di foglie cadute.
Mi chiedo se sia normale che un oleandro, in piena stagione da fioritura,
possa diventare calvo e mi rispondo che se un uomo perde (per natura) i
capelli, anche un oleandro può perdere qualche centinaio di migliaia di foglie.
Fingo di non preoccuparmi e cerco di ignorare i miei sensi di colpa, ma non
riesco perché ogni volta che passo davanti a quella pianta mi pare di udire
grida di orrore e di terrore.
Forse è solo il mio inconscio, ma attualmente anche l’abete, le piante
grasse e il rhyncospermum ora mi guardano torvo e sembrano tremare al mio
passaggio ed ho notato anche la totale “scomparsa” della gramigna che
infestava il mio giardino.
Guardo con un po’ di delusione la desertificazione che avanza e mi chiedo
se esistono oleandri di plastica, poi cambio idea…anche un oleandro di
plastica, sotto le mie attenzioni, potrebbe morire.

Per concludere, il gatto continua a miagolare impaziente davanti al suo
vaso…inutile dire che non si vede ombra nemmeno della sua erba gatta… ed
ora anche il gatto mi guarda torvo e ancora non capisco perché.

Daniele "tarlo" Tarlazzi
-Maggio 2005-


2 commenti:

  1. Io sono incredula: due piante da appartamento e tre piantine grasse ancora, a distanza di un anno, sopravvivono alle mie "cure"!!!! :-)))

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  2. Daniele, ti mando del concime della mia tartaruga: ha fatto crescere i capelli (ops le foglie) al mio ficus benjaminus che era diventato anch'esso calvo... ok?

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