sabato 31 marzo 2012

Ciao Umberto

Poche ore fa, dopo una lunga malattia, se ne è andata una delle persone a me più care. Avevo fatto con lui le prime gite in barca, avevamo avuto modo di lavorare assieme ai tempi della mia esperienza al teatro comunale di Bologna e non c'è stato Natale che non si sia passato assieme magari mangiando e giocando a carte a giochi dai nomi improponibili (bestia, stronzo, somarone...) o a mah-jong. Credo di dovergli molte cose tra le quali buona parte di quel senso dell'umorismo che mi porto dietro. Sorrideva dietro ai baffi e ha continuato a farlo fino alla fine e se ne è andato piano piano, in silenzio, senza disturbare così come era nel suo stile. Ciao zio, mi mancherai terribilmente, ma so anche che preferiresti un saluto diverso, senza lacrime (che sono molto difficili da gettare indietro) e quindi ripenso alle battute e alle risate e la memoria corre al nome di quella piccola barchetta a vela che avevi chiamato "Sta bó" (stai buono in dialetto romagnolo) e che viveva fantastiche avventure contro la terribile nave turistica "stronzior" che ad ogni suo passaggio toglieva vento alle vele. O l'ombrellone che, nel lido vicino, era "desiderato al telefano" (parole testuali) e mi ritrovo a sorridere. Buon viaggio e mi raccomando non perderci di vista e fatti valere con quel tuo violoncello, nella grande orchestra del cielo.



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