sabato 22 luglio 2006

INCONTRI

Non sono uno scrittore, non lo sono mai stato e probabilmente mai lo sarò, ma devo ammettere che la voglia di inventare storie per racconti , o per fumetti, è sempre stata abbastanza forte.

Il problema per un autore come me, credo sia la discontinuità: infatti,incontro numerose difficoltà a trovare l’ idea giusta da “buttare” su carta.

Qualche tempo fa provai a scrivere anche alcuni articoli per un giornale di provincia, ma viste le corse per consegnare il pezzo in tempo utile per la stampa,decisi per un “temporaneo” stop.

Un giorno però alcuni amici decisero  di organizzare un piccolo concorso di narrativa ed io, trovando il progetto alquanto divertente, provai a parteciparvi.

Il primo anno tutto andò per il meglio, poi avvenne il “dramma”.


Gli organizzatori, visto il successo del sopracitato concorso, decisero di organizzarne una seconda, poi una terza edizione e così via. 

M trovai così, con enorme anticipo sulla data di scadenza, a preparare scritti di ogni genere che, regolarmente, inviai all’ inceneritore comunale sottoforma di “palline di carta” (roba che se il w.w.f, o i verdi, lo vengono a sapere, mi fucilano... Con proiettili riciclati naturalmente).


Mesi e mesi di tormento per una mente non allenata alla scrittura, e interi giorni passati ad osservare la gente, ma l’ idea non arrivava.

Nel frattempo, la data di scadenza di quei concorsi si avvicinavano a grandi passi, e la mia simpatica "tastiera italiana", ancora non si decideva a “macchiare” i fogli elettronici...figurarsi quindi se la stampante sentiva il bisogno di bagnare di inchiostro qualche foglio di carta.

Ero sul punto di rinunciare e di rimandare la partecipazione al concorso all’anno successivo, quando mi accadde un fatto inconsueto. 

Durante una breve gita di piacere nella zona di Reggio Emilia,  passando davanti al fiume Po, mi ricordai di una frase scritta da Giovannino Guareschi riguardante il “grande fiume”.

La frase più o meno suonava così:

“ Il grande fiume scorre placido portando con sè storie allegre e tristi, che racconta a chi si siede sul rivale ad ascoltare...”

Preso da uno strano impulso, fermai l'auto e decisi di sedermi sul rivale e di mettermi in ascolto.


Cercai di isolarmi e di concentrarmi il più possibile, in quanto l’ unica cosa che il fiume si era deciso a raccontare, era sicuramente il rumore del traffico proveniente dalle strade vicine.

Sarà stata la forza del pensiero, ma dopo qualche minuto cominciai a sentire qualche cosa.

“Ti senti bene?”- Chiese il fiume con gentilezza.

“Si, grazie signor Po, avrei solo bisogno che lei mi raccontasse una qualche vicenda. Vede, vorrei scrivere un racconto ma non trovo l’ idea.”

Ero poco convinto di quello che facevo e dicevo; feci quindi un gran balzo indietro quando mi accorsi che chi mi parlava non era il fiume, bensì un vecchio “pretone” che mi osservava dietro ad un pioppo.

“Forse posso aiutarti, seguimi.”

Lo seguii con fiducia, in fondo era un prete!

Dopo circa mezz’ ora di marcia, arrivammo davanti ad un osteria; il pretone volgendo indietro lo sguardo, mi invitò a sedermi e a bere con lui un bicchiere di buon Lambrusco.

“Questo è un vino che fa resuscitare i morti, bevi pure, io mi assento per qualche minuto, devo parlare alla moglie dell’ oste.”

Chinai la testa in cenno di assenso e osservai quell’ omone grande e grosso allontanarsi.

Quella figura aveva qualcosa di familiare, ma non riuscivo a focalizzare chi o cosa fosse.


 Assorto nei miei pensieri, mi accorsi, ad un certo punto, che dietro di me si era avvicinato un uomo.

Notai solo una cosa in lui: un grande fazzoletto rosso legato sul collo.

“Buongiorno signor straniero, sappia che al paese non piacciono i reazionari soprattutto se si accompagnano ad un vecchio prete grasso” - tuonò quell'omone con il suo vocione.

Fu il pretone, nel frattempo tornato al tavolo a rispondere:

“E chi sarebbe, di grazia, il vecchio prete grasso, compagno meccanico? Non io spero.”

Il grosso prete era tornato ed evidentemente aveva ascoltato la conversazione di quell’ uomo dal fazzoletto rosso.


Dimenticavo di dirvi che anche l’ uomo dal fazzoletto rosso aveva qualche cosa di familiare ma, come per il pretone, non riuscivo a metterne a fuoco la fisionomia.

Mentre cercavo di ricordare, i due si erano avvicinati l’ uno all’ altro, tanto che le loro pance si toccavano e tutti e due avevano gonfiato le vene del collo e stretto i pugni.


Chiusi gli occhi per non assistere ad un cruento incontro di boxe quando improvvisamente un uomo gridò:

“Fermi disgraziati, non vorrete ricominciare a litigare spero!”

All’ ordine dell’ uomo i due si bloccarono, evidentemente era una voce alla quale, quei due personaggi, non potevano far altro che obbedire.

Aprii gli occhi e osservai il nuovo arrivato: aveva un viso severo ma nello stesso tempo sereno, portava grandi baffi importanti e il suo aspetto era decisamente imponente.

Mi guardò come se mi studiasse, poi con enorme gentilezza si rivolse a me e disse:

“Scusali, non sono cattivi, ma Camillo e Peppone non perdono occasione per farsi notare e non rinunciano a fare questa bella messa in scena quando un qualche ragazzo si siede sul rivale del fiume.

Credo sia perché non vogliono essere dimenticati.”

Si rivolse poi ai due personaggi, li chiamò a sè con un gesto della mano, li rimpicciolì e li ripose all’ interno di una tasca, poi, dopo avermi salutato, scomparve nella nebbia.

Rimasi assorto per alcuni minuti, scrollai il capo e mi ritrovai sul rivale del fiume, proprio dove mi ero fermato.


 Osservai ancora il placido scorrere dell’ acqua, poi mi avviai verso la mia autovettura.

Prima di salire volsi lo sguardo verso il fiume.

“Grazie grande fiume...Grazie Giovannino.”

Avevo risolto il mio problema, avevo trovato l’ ispirazione.

Avviai il motore della macchina e tornai verso casa.


____________________


dedico questo scritto a Giovannino Guareschi che purtroppo non ho mai avuto il piacere di conoscere personalmente ma che ritengo essere stato per me un grande maestro. Intendo inoltre estendere questo (speriamo) rispettoso omaggio ai personaggi creati da Giovannino, anche ad Alberto e Carlotta (suoi figli) e al "Club dei 23".


Daniele "tarlo" Tarlazzi 



nella foto: Giovannino Guareschi


©aventi diritto


 

9 commenti:

  1. Che bello! Mi è piaciuto molto il tuo scritto "omaggio a Guareschi" e a mio parere dovresti continuare a scrivere.

    Hai letto: Natalie Goldberg -"Scrivere zen" ed. Ubaldini?



    Buon WE!

    Marilu

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  2. @Mariluaureola: Bentornata. Passato bene le vacanze? Si, probabilmente continuerò a scrivere le mie sciocchezze ogni volta che ne sentirò il bisogno o la voglia magari continando così...senza impegno. Non ho letto "Scrivere Zen"; non che non ne abbia bisogno...anzi! E' che ultimamente mi dedico molto agli scritti di Camilleri :-)

    Tarlo

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  3. Voglio anch'io un paio di baffoni come quelli di Guareschi!!!!!

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  4. @Pralina: Baffi così importanti ormai non sono più alla moda...attendo l'arrivo dell'età pensionabile per farli crescere ;-)

    Comunque, va bene il detto "donna baffuta sempre piaciuta" ma suvvia due baffi così sopra un visino femminile mica stanno bene.



    Tarlo

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  5. monicamarghetti23 luglio 2006 22:48

    ehi bell'uomo..mi devo ancora riprendere dal viaggio..sono come dire bollita..ma questo è solo un saluto..poi torno e dico la mia sul post!!

    ciao amico mio

    monica

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  6. "io non muoio neanche se m'ammazzano" disse Peppino in campo di concentramento...

    Grigietta

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  7. @monica: Bell'uomo è una parola grossa ;-)

    Ti sei ripresa dal viaggio? Immagino il caldo patito... io inizio ad avere strani rapporti con il condizionatore... lo abbraccio, lo bramo... Bentornata!



    @Grigietta: In campo di concentramento Guareschi trovò la forza di scrivere cose stupende che poi raccolse in un volume intitolato "Diario Clandestino". Un libro che a mio avviso tutti dovremmo leggere.



    Tarlo

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  8. Buona settimana!



    Marilù

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  9. @Mariluaureola: Ciao e buona settimana anche a te :-))

    Tarlo

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